PAESAGGIO ED ECONOMIA

di Luciano Bertello - fotografie di Ettore Contino

“Luogo di antico ed intenso paesaggio dalle terre dell’Albese verso il “Piemonte”, come veniva qui indicata la pianura torinese, Corneliano offre attraverso i secoli innumerevoli segni di quella vivacità ed intraprendenza che sono caratteristiche dei paesi di fondovalle e di mercato. Una naturale vocazione mercantile accompagna infatti da sempre le attività contadine, trovando ufficiale riconoscimento già nel lontano 1602, anni in cui Carlo Emanuele, con regie patenti, concede alla comunità cornelianese “di fare nel giovedì di ciascuna settimana un mercato nel luogo".

Anche se l’anima mercantile non ha mai saputo prendere decisamente il sopravvento sull’anima contadina: tant’è che il paese ha conservato un’immagine perennemente in bilico tra mercato e campagna, tra costumi cittadini e ruralità.

Come evidenzia la stessa struttura urbanistica: una piazza grandiosa, armonica, signorile com’è raro incontrarne, ma appena dietro la prima fila di case campi e orti, quindi vigneti e boschi senza soluzione di continuità. 

Corneliano non ha insomma voluto rinunciare alla tradizione ed alla cultura contadina, ed i segni del passato conferiscono alle immagini del paese atmosfere che sembrano sospese nel tempo: la piazza del mercato e del balon (pallapugno), le contrade, gli sghic (parola che indica un luogo – casa o anfratto - piccolo e malsano) ed i campanili; l’arco e la torre; i portici del palazzo comunale e le botteghe; e poi i coppi, tanti e addossati l’uno all’altro. 

Nel paesaggio rurale, Corneliano riassume quella varietà di culture e di cromatismi che sono tipiche delle colline del Roero. Il bosco e la vite si dividono i versanti collinari, secondo confini vecchi di secoli e rigidamente ed unicamente determinati dalla diversa esposizione. 

Particolarissimo è il paesaggio viticolo: tanti piccolissimi vigneti dalle geometrie più strane, punteggiati da ondeggianti canneti e da minuscoli ciabòt (capanno di campagna per riparo e ricovero degli attrezzi agricoli).

 La naturale vocazione viticola dei terreni, sciolti e ben assolati, offre pertanto prodotti di altissima qualità, tra cui spiccano l’esuberante nebbiolo Roero, il nobile Arneis e la sorprendente giovane Favorita. Vitigno quest’ultimo dalle origini misteriose a cui Corneliano ha per lungo tempo legato il nome, in virtù di un’eletta produzione e di un mercato che, nei decenni a cavallo del Novecento, richiamava qui i più noti produttori dell’Albese e dell’Astigiano.

Ma nel paesaggio e nell’economia del paese, come in quella del Roero, spicca la rilevante e significativa presenza dei frutteti, che con le loro fioriture illeggiadriscono le primavere.

Il contadino del Roero è, infatti, da più generazioni ed ormai per tradizione frutticoltore; da quando cioè, sul finire dell’Ottocento, la coltivazione specializzata del pesco (di cui il Roero vanta la primogenitura) ha cambiato le condizioni e la mentalità della locale economia.

Ed anche nella coltivazione del pesco Corneliano si è sempre distinta, per la qualità del suo prodotto e per l’intraprendenza dei suoi abitanti. Infatti fin dal 1819 accanto al commercio del vino, si segnala la “vendita de’ frutti, ed in specie, persici (pesche), griotte (varietà di ciliegie) e piselli verdi” e, nella prima metà del Novecento, si ostenta la maggiore superficie a pescheto del Roero. Sostenuta dallo spirito mercantile di cui si è detto, che, nel 1926, porta alla istituzione del mercato giornaliero del pesco di Corneliano, secondo soltanto a quello di Canale. E proprio al pesco e alla favorita, un tempo ricercata come uva da tavola, è legata una delle figure economiche più significative di Corneliano: quella dei cestai. Già famosi sul finire dell’Ottocento, i cestai di Corneliano si segnalano per la qualità e la varietà del prodotto e per una gestualità tanto particolare da caratterizzarli socialmente.  

Ulteriore esempio di quell’equilibrio che, ancor oggi, informa la realtà economica cornelianese: capace di fare convivere armonicamente aziende agricole tradizionali, attivissime attività artigianali e commerciali e moderne industrie, unite da quell’ambizione che è condizione essenziale e garanzia della qualità”.