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In memoria del maestro Cesare Balbo L’ULTIMO INTELLETTUALEDI CORNELIANO
Il destino mi ha impedito di dargli l’estremo saluto. Ero lontano da casa quell’11 agosto, giorno della sua scomparsa, ma seppi la ferale notizia quasi in tempo reale dagli sms che alcuni amici premurosi provvidero ad inviarmi. C’era da aspettarselo; da tempo il male contro il quale Cesare sembrava tenere testa, negli ultimi tempi si era fatto più aggressivo e purtroppo entro breve avrebbe avuto la meglio. Eppure la mia intima reazione fu di sgomento, quasi di paura: avevo perduto un caro amico, certo. Ma mi aggredì, non prevista, anche la netta sensazione che con lui se ne fosse andata un’epoca, che si fosse reciso il cordone ombelicale con un tempo migliore, che Corneliano si fosse definitivamente ed irrimediabilmente impoverito avendo perduto, con Cesare Balbo, il suo ultimo intellettuale. Succede a molti nell’adolescenza, quando le risorse personali sono ancora incerte, quando il modo d’essere e di confrontarsi con il mondo è ancora alla ricerca di una propria identità, succede dunque a volte la fortuna di riconoscere in qualcuno il modello cui si vorrebbe somigliare, un qualcuno che sembra svelarci come il nostro inconscio, in modo non facilmente decifrabile, pretende si diventi per darci quella serenità che possiede solo chi è in pace con se stesso. Cesare riconobbe quel qualcuno nel prof. Oreste Scarzello, “Un maestro di vita, l’uomo interiormente più bello che io abbia mai conosciuto” scrisse nell’ottobre del 1986 sulla Chiacchiera. “io ero giovane allora”, proseguiva, “ma la figura di quel signore tanto stimato dai nostri padri, di poche parole, dall’atteggiamento umilissimo, che indossava quasi sempre una giacca di velluto marrone bruciato, m’incuriosì e con pretesti vari, m’accostai a lui, frequentai casa sua, facemmo insieme passeggiate durante le quali egli parlava sempre degli studi letterari che l’avevano appassionato, oppure delle tradizioni cornelianesi, o del nostro modesto patrimonio artistico che doveva essere conservato e tramandato alle future generazioni cornelianesi, così come avevano fatto i nostri padri”. Intellettuale è colui che ha il gusto degli studi, che è aperto alle cose dell’arte, ai problemi dello spirito; è colui che si interroga sulle cose ed è sempre alla ricerca di un perché in ciò che succede; è colui che indaga nel passato perché ha un vivo interesse per il tempo presente. Se l’intellettuale ha queste caratteristiche, Cesare era un intellettuale a pieno diritto. Per un lungo periodo lo si trova sempre a fianco di altre forti personalità cornelianesi di un recente passato che, unendosi all’occorrenza al meglio delle loro capacità, sapevano far ben figurare Corneliano in qualsiasi circostanza sì da rendere il nostro paese in prima fila nel circondario per fantasia, organizzazione e disinvoltura nel percorrere strade nuove. A lui mi rivolgevo sovente per lunghe chiacchierate su Corneliano, perché era l’ultima memoria storica vivente; ma anche perché Cesare non si limitava a spiegarmi i fatti, ma anche ad interpretarli e in che modo interagivano con il presente. Avevo pochi anni ma lo rammento nitidamente in veste di attore, con una divisa militare, in una rappresentazione al teatrino parrocchiale. Lo ricordo presentare manifestazioni scolastiche e di varia cultura, lo ricordo presente e non di rado protagonista a tutte le cerimonie civili e religiose che si sono susseguite a Corneliano nel recente passato. Fu segretario della Casa di riposo, tenne per lungo tempo le registrazioni contabili della Confraternita di San Bernardino… e chissà quanti altri incarichi ebbe di cui non sono al corrente o non ricordo. Vorrei ancora si ricordasse che fu su proposta del maestro Cesare che nel 1955 si decise di intitolare la scuola elementare ad un giovane cornelianese, “che la guerra aveva portato a morire lontano nei campi di battaglia, nei lager tedeschi o dispersi nelle steppe russe”. Ma il tempo avanza inesorabilmente; tutte quelle forti personalità cornelianesi a poco a poco se ne sono andate senza eredi, lasciandoci scivolare in un baratro di mediocrità di cui, ahimè, temo non si veda ancora il fondo. Era rimasto solo più lui. E mi mancherà. Ci mancherà. Mi sia concesso un suggerimento all’attuale Amministrazione comunale, quello di voler appendere nella nuova sede della biblioteca tre quadri: uno con la fotografia dell’avv. Guido Calliano che ne fu il fondatore, l’altra con quella del prof. Oreste Scarzello al quale è dedicata, la terza con quella del maestro Cesare Balbo che ne fu il primo responsabile e che per tanti anni ne curò con tenacia ed entusiasmo il suo funzionamento. Con ciò dando un chiaro segnale che la massima istituzione del paese non usa le risorse che si trova fra le mani solo come pezzo forte per l’inaugurazione di una fiera, ma che sa anche cogliere l’occasione per rivolgere un concreto atto di riconoscenza nei confronti di chi, nel passato, ha lavorato per dare al Corneliano di oggi qualcosa di cui vantarsi. Virgilio Blardone
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