Gli ordinati del Comune di Corneliano
Nel Consiglio del 19 gennaio il consigliere più anziano Filippo Margiaria divenne sindaco per sostituire Pietro Antonio Passatore che aveva terminato il mandato. Al termine di regolamento fu nominato nuovo consigliere Bernardo Canavero che non entrò in carica per opposizione del padre e fu sostituito il 2 marzo da Tommaso Cavaglio, che giurò il 6 aprile. Era cambiato anche il Podestà che era ora il notaio Baldracchi di Pocapaglia. Nello stesso Consiglio intervennero oltre al sindaco Filippo Margiaria e i consiglieri Maurizio Nielli, Michele Mattej e Sebastiano Sionero i consiglieri aggiunti nominati dall’Intendente fra i più ricchi di Corneliano: l’avvocato Giuseppe Mattej, Francesco Maria Cagna, Giacomo Vaschetto, avvocato Giambattista Torreri e Gianbattista Sismonda. Il consiglio allargato era stato convocato per riesaminare la concessione di un vitalizio annuo di 75 lire a Domenico Bruno, il messo comunale e camparo che a 80 anni e quasi cieco aveva lasciato il servizio. Trattandosi di denaro pubblico, l’Intendente della Provincia, prima di approvare l’ordinato del Consiglio si era fatto mandare l’elenco dei maggiori dieci contribuenti del Comune e ne aveva nominati cinque a consiglieri aggiunti per sapere se anche loro, che pagavano più tasse, erano favorevoli al provvedimento. Così la questione fu ridiscussa e si fece anche presente che lo stesso Bruno era gravato dal mantenimento della moglie e di una sua figlia; tutti i consiglieri, ordinari ed aggiunti, unanimi, confermarono il provvedimento che venne approvato anche dall’Intendente: era questa una prassi eccezionale per provvedimenti non comuni e fuori dalla competenza ordinaria del Consiglio. Il 23 febbraio il Consiglio specificò che per vestimenta del messo comunale si intendeva anche camicie, calze, calzini e cappello per una spesa di 110 lire; prese quindi atto che per sistemare una compagnia del Reggimento Monferrato era necessaria una spesa di lire 109, soldi 17, denari 6 per affitto e sistemazione dei locali; infine si procedette al solito appalto dei pascoli, delle foglie dei moroni e alla vendita all’incanto dei pali di salice giunti a maturazione. Il 26 aprile fu pagato il conto per vestire il messo comunale Giorgio Macocco di 109 lire, soldi 13, denari 4; fu anche nominato il predicatore quaresimale per l’anno 1798 individuato nel Padre Rogante Filippo Cavalli dell’Ordine dei Servi di Maria, che già aveva predicato nel 1793. L’11 maggio il Consiglio approvò il rendiconto delle spese sostenute nell’alloggiamento del reggimento di Oneglia dal 2 maggio al 17 giugno e del reggimento del Monferrato dal 1° febbraio a tutto il 6 marzo, conto che ammontava a lire 225, soldi 1. Fu anche steso il conto definitivo per tutto quanto era stato inviato all’armata francese: lire 1.296, soldi 12, denari 6. Nel Consiglio dell’11 maggio il consigliere Nielli espose le opere fatte per realizzare le pontine sul Riddone e dettagliò le spese che ammontavano complessivamente a lire 211, soldi 3, denari 6. L’8 giugno il Sindaco riferì in Consiglio le spese fatte sulla strada pubblica per agevolare il passaggio dei reali principi, fratelli di S.M., per recarsi al loro castello di Govone. Nello stesso Consiglio si censirono i beni feudali del territorio comunale: i beni feudali del castello erano di 398 tavole, non esistevano beni feudali posseduti da terzi in enfiteusi; non vi erano forni, mulini ed altri edifici e pedaggi o altri simili diritti disgiunti da questa giurisdizione. Le bestie bovine erano in numero di 268, suddivise in 64 buoi e manzi, 160 vacche e manze, 30 vitelli e 24 lattanti. Nel territorio comunale vi erano 571 giornate di campi e 370 giornate di prati; vi era una vacca per ogni 4 giornate da 100 tavole di prati e campi; “la scarsa quantità di prati e la qualità magra e asciutta di essi produce poco fieno e sono tuttora impegnati a mantenere le esistenti bestie bovine mediante la compra di fieno ed erbe provenienti da Bra, Sommariva del Bosco e territori di Alba”. Il 5 luglio, con l’intervento del giudice Torreri di Santo Stefano Roero, il consigliere anziano Michele Mattei scusò l’assenza del nuovo sindaco Maurizio Nielli in riunione ad Alba e propose la sospensione della riunione. Il 20 luglio entrò in carica il sindaco Nielli e venne nominato consigliere Giuseppe Rosa che aveva i requisiti richiesti, non era in lite con il Comune né con la congregazione di Carità; il neo consigliere prestò giuramento il 27 luglio 1797, presenti il podestà Baldracchi di Pocapaglia. Il 9 agosto il Consiglio chiese all’Intendente il permesso di acquistare un numero di fucili pari alle bandoliere esistenti con una adeguata quantità di polvere e palle per poter adeguatamente armare la milizia locale essendo sempre più grave la situazione dell’ordine pubblico. Sappiamo infatti che contro la milizia si era scagliato il già ricordato figuro, detto il Moccio - che avendo usufruito dell’amnistia per la condanna alla pretesa di piantare sulla pubblica piazza l’albero della libertà sul finire dell’aprile 1796 - aveva tentato, alla fine di luglio del 1797, di irretire alcuni giovani per fare con lui un partito e attaccare la milizia locale; aveva manifestato l’intenzione di uccidere diverse persone ragguardevoli di Corneliano, infine era stato sorpreso più volte in agguato per realizzare i suoi propositi. Venne arrestato e il processo fu poi concluso ad Alba il 13 settembre 1798 con la condanna a 12 anni di galera. Il 21 agosto si riunì il Consiglio alla presenza del notaio Giovanni Nepomuceno Pasquero podestà del feudo di Santa Maria e il Sindaco riferì che: “il totale prodotto nelli ora passati mesi di formento e barbariato (meliga e altri cereali quali orzo, avena, miglio) nel territorio di questo luogo ascende al preciso quantitativo di emine 5.266 come risulta dalla consegna fattasi dal corpo di questo Consiglio nelle case di tutti li locali possidenti e non essere tale quantità di grano sufficiente neanche per una tenue porzione dell’anno al bisogno di questa popolazione, composta di 1.600 individui, nella circostanza massime che dall’anzidetta quantità di grano devesi dedurre la porzione necessaria al prossimo seminativo e che scarsissimo indubitamente riesce il secondo raccolto pei motivi della continua siccità e per l’infelice qualità dei beni di questo territorio”. Il Sindaco faceva ancora notare che molti passeggeri della nuova strada reale che dalle Langhe e dalla città di Alba vanno a quella di Torino facevano provvista di pane a Corneliano come moltissimi particolari dei paesi limitrofi e che vi era anche un grande consumo di pane nel giorno del mercato settimanale; alcuni panettieri non trovando grano avevano chiuso bottega. Tutto questo, concludeva il Sindaco, poteva generare malcontento e sollevazioni popolari. I consiglieri decisero di rivolgersi al Re per ottenere una donazione di grano o la possibilità di acquisti per risolvere il problema. Ne Consiglio del 7 settembre il Sindaco riferì dell’offerta di Giuseppe Margiaria di pagare alla comunità la somma annua di trecento lire, per tre anni in modo che il Comune facesse costruire un forno pubblico nei locali della ex casa comunale posti dietro alla nuova parrocchiale. Lo scopo dell’iniziativa era quello di consentire ai privati di cuocersi il pane dove meglio credevano, pagando un’oncia di pane per ogni rubbo di pancotto, cioè quanto si pagava al forno signorile, prima che tale diritto feudale venisse abolito. Ed il Consiglio accettò la proposta e fece costruire il forno pubblico. (1797 - Continua) Giulio Parusso
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