note storiche

Gli ordinati del Comune di Corneliano

1807  L'anno 2007 continua dalla puntata precedente

 

   Il Consiglio tornò a riunirsi il 27 settembre.

Il Maire ed i consiglieri fecero presente al Prefetto le necessità del paese che non potevano essere soddisfatte con il bilancio in corso:

 

1.      Il Comune non aveva mezzi per le riparazioni dei suoi edifici;

2.      Il Comune non era autorizzato a sostenere le spese per alloggiare il maestro di scuola, e nessuno si poteva permettere un maestro privato. Se il Comune non fosse stato autorizzato a tali spese, il maestro sarebbe andato via e più nessuno avrebbe imparato e leggere e scrivere;

3.      Il fondo delle strade vicinali era così mal ridotto che necessitava di interventi urgenti per evitare situazioni ancora più pericolose.

4.      Il ponte sul Riddone tutte le volte che era rovinato o portato via dalla piena dello stesso, veniva immediatamente ricostruito dal Comune; era necessario che si facesse ancora così per la necessità degli abitanti, per i commerci e per le coltivazioni dei terreni posti oltre il torrente.

5.      Il Maire non era in grado di solennizzare la Festa di San Napoleone come si sarebbe dovuto  perché non era autorizzato a fare le spese necessarie.

 

Si invitava quindi il Prefetto ad autorizzare variazioni di bilancio per far fronte a tutto.

 

 

1808

  Il 16 febbraio il Maire di Guarene, capoluogo di questo cantone del Circondario, fece pervenire una lettera circolare del sottoprefetto per provvedimenti urgenti da adottare contro i briganti di Narzole. Essendo ormai notte e non potendo formare la pattuglia, il Maire invitò il Parroco, il clero e i maggiorenti a riunirsi il giorno dopo in Comune per deliberare. 

E così, il 17 febbraio, per estirpare i briganti di Narzole vennero costituite tre pattuglie di 25 persone ciascuna che percorressero le strade e le campagne del territorio in continuazione, di giorno e di notte, agli ordini del Sindaco. Fu approvato il Regolamento di Polizia che si trascrive per conoscere come ci si difendeva dai briganti all’inizio dell’Ottocento.

  1. “A nessuna persona di questo comune sarà permesso di dar ricovero direttamente o indirettamente ad alcuno dei briganti di Narzole o a chi fosse sospettato di essere tale, nel caso che fossero fuggiaschi in questa giurisdizione, sotto pena dell’arresto personale.
  2. Chi fosse informato del passaggio o permanenza di alcuni di essi briganti su questa Giurisdizione deve obbligato di tosto venirlo denunziare, sotto pena dell’arresto.
  3. All’epoca in cui si desse, o si sentisse darsi dai luoghi circonvicini campana a martello, tutti gli abitanti di questo comune sono invitati a prendere le armi e percorrere le strade e siti di questo stesso comune od altri che da noi ha ordinato, arrestando qualunque incognito non provvisto di passaporto.
  4. Le persone che a norma del capo terzo saranno arrestate sul campo (dovranno essere) tradotte nella sala municipale nella quale noi, con il nostro signor aggiunto e Segretario saremo in seduta permanente per disporre di detti arrestati a seconda si crederà opportuno.
  5. Le persone componenti le pattuglie da noi avanti nominate non potessero e non dovessero all’epoca di essere avvertiti dal nostro usciere verbalmente, ritardare ad armarsi e venire ai nostri ordini nella detta presente sala municipale, il che dovranno pur fare sempre e quando sentiranno da noi campane a martello, diffidando chiunque nel caso di inobbedienza al contenuto in questi capi di regolamento di polizia, dove che faranno come sopra arrestati, saranno pure tradotti avanti il signor sottoprefetto di questo Circondario che li farà successivamente tradurre avanti la commissione militare per essere giudicati a termine dell’articolo sesto della Legge del 29 nevoso, anno 6°.
  6. Per tutti gli altri casi, le disposizioni contenute in essa circolare saranno osservate in tutto e per tutto, senza dar luogo a nessun ritardo.
  7. Mandiamo il presente regolamento a pubblicarsi, notificato alle persone nominate in pattuglia”.

Il regolamento, steso in italiano perché fosse a tutti conosciuto era firmato da Maurizio Nielli, Maire.

L’11 maggio il consigliere comunale Carlo Pasquero, delegato dal Maire, stese un verbale per constatare che da più giorni e più volte al giorno Michele Parato si ritrovava sulla Piazza e nella chiesa con un bastone e picchiava senza motivo tutti quelli che gli capitavano a tiro.

Fatto chiamare il fratello Paolo questi confermò che Michele era andato fuori di testa da qualche giorno. Si impose quindi al fratello Paolo di sorvegliarlo ogni volta che si fosse recato in luogo pubblico in modo che non facesse altri danni avvisando nel contempo il Commissario di polizia.

Nel Consiglio del 23 giugno il Maire illustrò ai consiglieri la situazione del cimitero, come l’aveva illustrata al Prefetto. Il cimitero si trovava a trenta e più trabucchi dalle case di abitazione, aveva una lunghezza di 11 trabucchi e una larghezza di 9 trabucchi e mezzo, circondato da un muro all’altezza di un trabucco e le fosse potevano essere sistemate e rinnovate secondo quanto stabilito dal decreto imperiale del 23 pratile anno 12°. Si fissò che non si potevano costruire nuove abitazioni ad una distanza inferiore ai cento metri e di effettuare tutti i lavori necessari alla sua decorosa sistemazione e di affidarlo alla sorveglianza della polizia locale.

Il 29 maggio il Maire si occupò di un furto di legna secca in un terreno del Comune perpetrato da una donna che fu condannata ad una multa. 

L’8 luglio venne redatto un verbale per furti. Nella notte precedente furono visitate dai ladri le case di Carlo Massaglia, di Giuseppe Mattei nel quartiere dei Prati della Chiesa, di Vittorio Massaglia nella contrada Soprana. Furono portati via capi di biancheria, tavolini, un sacco di grano. Il verbale, che assume il valore di denuncia e raccoglie alcune testimonianze, venne inviato al Giudice di pace per i provvedimenti.

Come se non bastassero i briganti, i ladri e i francesi, si mise anche il tempo a fare danni e di un vero e proprio nubifragio venne steso un verbale il 19 luglio che, tradotto dal francese e sintetizzando, dice: “Ieri, verso le quattro del pomeriggio si è alzato un vento fortissimo che ha spezzato molte piante, accompagnato poi da una violenta grandinata durata circa mezz’ora che per la quantità e la grossezza dei chicchi ha tolto a questo comune i tre quarti dei frutti, cereali, foraggi, nelle regioni di Vendole, Val della Garbella, Valossana, Prato Grande, Val Bonifante, Val della Ceresa, Monteu, Bussonio Valdinera, Cumignano, Malla Piscina, Val di Stefano, Valejrole, Pesio, Maddalena, Val di Piobesi, Prelle, Gerbere”.

La disastrosa calamità distrusse praticamente tutto quanto rappresentava la sopravvivenza dei proprietari che saranno, continua il verbale, impossibilitati a pagare le tasse ordinarie e straordinarie. Si invitò il sottoprefetto ad effettuare una visita per rendersi conto di persona dei danni causati dalla grandine. 

Il 22 luglio i particolari (proprietari) di questo Comune Lorenzo Benzo, Domenico Albrito e Giuseppe Tortore fecero un esposto per i danni causati dalle acque pluviali provenienti dalla strada di Valeirole che si erano introdotte nelle loro case per raggiungere un fosso formatosi davanti alle stesse. Il Maire si recò sul posto al mattino dello stesso giorno all’ingresso del Comune nel quartiere detto di via Levata e vide le acque provenienti dalla Strada di Valeirole, che in passato avevano un corso verso ponente e quindi fuori dall’abitato, avevano formato un fosso grande e profondo nello stesso abitato recando gravi danni. Anche altri abitanti situati inferiormente lamentarono danni e chiesero che il Comune provvedesse a chiudere il fosso e a ripristinare l’antico corso in modo che l’acqua piovana proveniente da tale strada non si introducesse nell’abitato.

Il 4 agosto, su proposta del Maire, i consiglieri municipali approvarono l’istituzione di un ufficio pubblico per la pesatura e la misura delle merci per favorire i commerci e al servizio di tutti, indispensabile per un Comune di 1.500 abitanti. E si tornò a parlare dei briganti di Narzole in un verbale fatto per una riunione tenutasi in Comune l’11 agosto alle ore 7 del mattino.

Il sottoprefetto del Circondario aveva inviato due circolari nei giorni precedenti ordinando la formazione di picchetti armati per controllare nei giorni e nelle notti seguenti il territorio essendo stata nuovamente segnalata in loco la presenza dei briganti. Vennero formate quattro squadre di 25 uomini ciascuna comandate rispettivamente da Vittorio Torreri, Clemente Pasquero, Benedetto Lurgo e Domenico Cagna per applicare il regolamento di polizia.

Il 7 agosto il Maire scrisse al prevosto Pia per ricordargli che il 15 agosto, oltre alla solennità della festa della Vergine Maria, ricorreva anche quella di San Napoleone che si intendeva festeggiare solennemente e lo invitava a dare gli opportuni ordini affinché la chiesa e gli altari in tal giorno fossero addobbati con particolare distinzione e a celebrare solennemente i Divini Misteri, giacché la ricorrenza del giorno interessava anche in modo particolare “il nostro augusto Imperatore e Re”.

Seguì un’altra lettera il 16 agosto in cui il segretario Pasquero, a nome del Maire Nielli assente, invitava il prevosto Pia a far pervenire la nota delle spese sostenute per la celebrazione della festa di San Napoleone in modo che si potessero rimborsare. 

Il 27 settembre il Maire convocò il Consiglio per la formazione del bilancio di previsione per l’anno 1809 informando il Consiglio stesso che il Prefetto aveva sollecitato stanziamenti al fine di realizzare fontane e acquedotti per le necessità degli abitanti, la previsione di fondi per le riparazioni agli edifici comunali, di provvedere alla costruzione di un ponte sul Riddone più stabile e duraturo dei precedenti, indispensabile ai privati per l’accesso ai loro terreni non avendo altre vie di accesso.

Nel frattempo era stato nominato maire aggiunto Giovanni Sismonda.

 

(- Continua)

                                                                                                                                       Giulio Parusso