Gli ordinati del Comune di Corneliano
Il 12 nevoso dell’anno IX Repubblicano (2 gennaio 1801) il cittadino presidente Paolo Coppa convocò i municipalisti per recitare la solita litania di spese, requisizioni, debiti, imposte e tasse, invitando i presenti ad escogitare un qualche espediente che portasse un beneficio per far fronte alla pesante situazione debitoria presente e futura. I consiglieri constatarono che non avendo risorse (avevano già venduto beni comunali), che nessun possidente locale, dedotte le spese domestiche, aveva fondi da prestare al Comune, che il Comune era impossibile ad aumentare ancora le imposte di registro per non gettare tutti nella miseria, si poteva solo controllare il pane. Si decise allora che tutti, fornai e panettieri compresi, cuocessero al forno comunale e di proibire ai panettieri forestieri di vendere pane nel territorio comunale o acquistare grano e farina. Altro non trovarono da suggerire. Il cittadino presidente Lorenzo Pio convocò il Consiglio il 29 nevoso (19 gennaio) per comunicare che avendo il Governo costituito quattro battaglioni provinciali cioè quelli di Torino, Asti, Acqui e Casale di 800 uomini caduno, chiedeva al Comune di inviare 12 giovani atti alle armi da recarsi in Torino e così fecero. Nello stesso Consiglio furono fissate le nuove imposte per tutti i negozi e attività professionali. Dall’elenco che si fece sappiamo che a Corneliano, in quell’anno repubblicano vi erano n.3 avvocati: Giuseppe Mattei, Torreri Giovanni Battista e Torreri Vittorio; n.1 medico: Micca Giovanni Battista; n.3 notai: Sismonda Giovanni Antonio e i due Pasquero; n.1 chirurgo; n.2 speziali, 4 osti, 1 fabbro ferraio, 2 macellai, 3 rivenditori di commestibili, 5 calzolai, 1 lavatore di cuoio, 1 paiolaro, 1 chincagliere e 2 sarti. Ma in tutta questa tragica situazione di miseria e requisizioni, successe un fatto un po’ diverso per il quale il cittadino presidente Vincenzo Torreri convocò i municipalisti il 19 piovoso (8 febbraio) per leggere la petizione del cittadino Michele Mattej. Costui raccontava di un affronto subito dal gendarme a cavallo Bartolomeo Savoiardo in forza alla municipalità di Corneliano ed il testo della petizione merita la lettura. “Cittadini Municipali Michele Mattej del vivente avvocato Giuseppe di questo comune di Corneliano, essendo nel giorno primo del corrente piovoso di ritorno in compagnia di sua moglie e di altra donna qualificatasi ostessa in Racconigi sotto l’insegna della Cerva, dal comune di Torino dopo due miglia di strada si incontrò nel cittadino Bartolomeo Savoiardo di questo comune applicato al Reggimento della Gendarmeria, ed in tale occorrenza accompagnato con due altri soldati dello stesso Reggimento, l’uno dei quali era armato di fucile. Avventatosi il Savoiardo alla vettura li ordinò di scendere dalla medesima, ed avendole il petente presentate le carte di sicurezza, in una la permissione del porto delle armi ottenuta dal comandante francese di questo circondario, dopo averle lette, replicò che dovesse scendere dalla vettura e dopo una esatta ricerca nella medesima depredatogli una lettera, con una pistola e minacciandolo il costrinse a ritornare verso il comune di Torino, giunti in poca distanza dalla porta nuova si ebbe l’incontro di un officiale di detto Reggimento denominato il cittadino Govone, il quale visto l’insolente e delittuoso procedimento del Savoiardo, domandò al petente chi fossi ed avendoli spiegato chi era e presentate le carte di sicurezza, senza che il Savoiardo abbia saputo addurre ver un giusto motivo del suo procedimento, ma solo prorompere in cattive espressioni e villanie contro il petente, e di questa municipalità, che aveva spedito le predette carte. Il prelodato officiale Govone li ordinò di lasciare il petente in libertà e rimetterli la pistola, colla quale sempre accompagnollo vicino alla vettura, alcune fiate montandola e smontandola ed esso alzando la voce non voleva ne rimetterle la pistola, ne lasciarlo partire, lo che diede luogo al prelodato officiale di strappargli la pistola dalle lui mani e consegnarla al petente, dicendoli volete ostare alle leggi ed allora lasciandolo partire minacciollo pure per altro incontro. Non avendo dato il petente al predetto Savoiardo la menoma causa di insultarlo, deve necessariamente supporre, che dal medesimo siasi caduto in simile eccesso al fine di impedirlo a non più rendersi altra volta al comune di Torino per ivi fare la sua giusta difesa nella causa d’indennizzazione ingiustamente mossa li nanti il Senato Nazionale dallo stesso Savoiardo. Il petente all’effetto di giustificare, ove sarà necessario la di lui condotta tenuta in ogni tempo, anche a rigore dello stesso Savoiardo, e le di lui qualità personali, e così per poter andare al riparo dalli ulteriori affronti che li potessero venir fatti dal medesimo, ha pensato di rassegnare a voi cittadini municipali il fatto come sovra accorsogli sia pubblico e notorio in questo comune, e contorni, non meno che nel comune di Torino. Invitandovi a dichiarare con un vostro autentico certificato, le qualità del petente, la di lui condotta, anche al riguardo del Savoiardo, ed in somma cioè quanto crederete di potere secondo la verità affermare a favore del petente, acciò possi provvedere alla di lui sicurezza personale...Saluto e rispetto”. I consiglieri, rapportandosi in ordine alle qualità politiche e morali del Mattej e al certificato municipale, inviarono il tutto al Ministro di Polizia Generale per i provvedimenti del caso. Paolo Coppa convocò i municipali il 30 piovoso anno IX della repubblica (19 febbraio 1801) per comunicare che nei mesi dell’anno precedente e del presente erano state fatte delle spese che non risultavano in nessun ordinato, era necessario indicare quanto fatto e il relativo importo. E’ un elenco lunghissimo che riassumo: - Pagamento di grano, 10 paia di scarpe: 62 lire a Giovanni Battista Sismonda e 40 lire al calzolaio Filippo Coppa; - Riparazione della cupola del campanile della parrocchiale, lire 269; - Piantamento dell’albero della Libertà e bandiera Tricolorita, lire 25; - Stampa in Torino di 500 carte di sicurezza, lire 12;
(1800 -
Continua) Giulio Parusso
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