Ti ricordi di don Gino?

 

Il ricordo di don Gino, a sette anni dalla sua morte, è ancora vivo nei cornelianesi. Coloro che non lo hanno conosciuto, potranno farlo attraverso le parole di un libro, dato recentemente alle stampe.

La Pro loco, nel frattempo, ha dato vita ad una serata in suo onore, in collaborazione con l’Istituto musicale “Rocca” di Alba.

Tesori d'arte? Ci parlano di don Gino e della sua famiglia

Sabato 23 giugno presso la cascina Sant’Ambrogio di località Lussi di Santa Vittoria è stato presentato il volume edito dall’associazione Artisio intitolato “Cascina e cappella di Sant’Ambrogio” e che la famiglia Corino, proprietaria della cascina, ha voluto dedicare al compianto don Gino. Molti erano i cornelianesi presenti all’evento, consapevoli di assistere ad un avvenimento a cui il nostro caro don Gino molto avrebbe tenuto.

Molto interessante è stato scoprire la storia “recente” del cascinale, a partire dal 1837, quando faceva parte del patrimonio privato di Sua Maestà Vittorio Emanuele III e di Margherita di Savoia, Regina Madre. Successivamente, nel maggio del 1907, la ditta Benedetti e Levi ne divenne proprietaria insieme ad altre proprietà reali. Nell’agosto dello stesso anno passa nelle mani della famiglia Corino, che ne è proprietaria tuttora. I primi acquirenti della famiglia furono Pietro e Margherita Corino, originari di Castino, a seguito di un atto notarile di permuta con altri fabbricati per una superficie di trentatré giornate e settantasei tavole. Oggi invece, trascorsi molti anni e passate le varie generazioni, è divenuta di proprietà dei fratelli Domenico e Piero, figli di Enrico e nipoti del nostro caro don Gino.

        La copertina del libro sulla cascina sant'Ambrogio dedicata alla memoria di don Gino Corino

Molte sono state le ristrutturazioni, molti i lavori di mantenimento, ma sempre prestando la giusta attenzione a quello che è e che rimane la struttura originaria.

Un discorso a parte merita la cappella di famiglia, inglobata nella manica ovest della cascina dove don Gino, novello sacerdote, celebrò la sua prima Messa il 26 settembre 1952. Qui di fatto in occasione del rifacimento del pavimento si è giunti ad una bella scoperta: infatti a soli dieci centimetri sotto la soglia d’ingresso, quello che sulle prime sembrava essere uno riempimento in ciottoli di fiume, si è rivelato, in un secondo tempo, grazie al lavoro minuzioso e competente di numerosi studiosi, una struttura di fondazione rasata, in pietre e malta che definisce un’abside a forma di ferro di cavallo, che può essere datato all’epoca altomedievale.

Tornando alla presentazione del libro, molto interessante è stato l’intervento del vescovo mons. Sebastiano Dho, a cui ha seguito la benedizione della nuova campana che i fratelli Corino hanno voluto per la cappella di famiglia. Essa porta incisa queste parole “Concedi o Signore che i tuoi fedeli all’udirne il richiamo rivolgano a Te il loro cuore”.

   Don Gino Corino, dalla fotografia pubblicata sul numero unico del 10 gennaio 1965 in occasione del suo solenne ingresso quale parroco di Corneliano

Altrettanto interessanti sono stati gli interventi di Baldassarre Molino, Walter Accigliaro ed Egle Micheletto. Il primo ci ha descritto con maestria il contesto storico in cui nasce la cascina e come si sviluppa con il passare del tempo. Il secondo invece ha portato una testimonianza dal punto di vista artistico e architettonico, anche questa molto interessante per capire la struttura odierna.

La signora Egle Micheletto, sopraintendente ai Beni Archeologici del Piemonte ha invece descritto i lavori per riportare alla luce l’abside di epoca altomedievale ritrovata sotto il pavimento della cappella.

Concludendo mi sembra di poter dire, a nome dei cornelianesi e più in generale anche a nome delle altre persone presenti, di aver trascorso un bel pomeriggio alla riscoperta di beni artistici che costituiscono la nostra storia. Molte volte portati dalla vita così frenetica non riusciamo a fermarci per pensare, per vedere e per vivere un po’ quelle che sono le nostre radici.

 

Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati per la riuscita di questo volume che sicuramente non può mancare nella biblioteca di ogni buon “roerino” .

                                                                                                                  Massimo Bergadano