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Il
13 dicembre 1940 fui inviato in Albania, il viaggio ebbe inizio
con il treno fino a Foggia e il 17 o il 18 partii in aereo per
Tirana.
Fui
destinato immediatamente al fronte (Argicastro – Tepellini), ma
il giorno 26 dello stesso mese rimasi ferito, mi si conficcò una
scheggia nel piede sinistro e fui inviato all’ospedale di Valona,
dove rimasi pochi giorni, per carenza di posti, e anche perché
non mi ritenevano grave. Restai quindi fermo al comando, perché
non ero in grado di calzare la scarpa.
In
seguito fui inviato ad Albassan e da qui proseguii per la
Jugoslavia, dove, dopo dieci giorni di marcia a piedi, occupammo
Dibrat (Pasqua del 1941). Ritornato ad Albassan partii dopo
qualche giorno per l’Italia. Il viaggio si articolò in questo
modo: partenza da Durazzo per Bari, quindi, dopo un processo di
disinfezione, fui rimandato a Dronero, dove giunsi il 22 maggio
1941.
Alla
partenza per la Russia della brigata cui appartenevo, essendo
stato ritenuto non idoneo, rimasi al comando per qualche giorno,
quindi fui trasferito a Cuneo per formare la 1° o 2° compagnia
di istruzione, con il comandante capitano Brezzi.
Fui
quindi richiesto alla mensa ufficiale (comandante Mensa –
tenente Peccollo) e rimasi fino all’8 settembre 1943. Il giorno
successivo fui congedato dal comandante del deposito colonnello
Buccolari e quindi non partecipai più ad alcuna formazione
militare.
Recatomi
a Caraglio, vi rimasi per qualche tempo, quindi ritornai con la
mia famiglia a Corneliano e successivamente a Serralunga (2 aprile
1951).
Giuseppe
Chiavarino
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