Canté j'euv 2007

Cantene dui al calar della notte

 

Tra le gocce di pioggia che apparivano e scomparivano, si è tenuta, sabato 31 marzo, la Grande festa finale del cantè j’euv. Paese ospitante è stato Santo Stefano Roero; erano presenti i vari gruppi spontanei del cantè j’euv delle province di Cuneo, Asti e Alessandria, con l’obiettivo di riportare alla memoria o far conoscere del tutto la suggestiva usanza di “cantare le uova”.

La questua delle uova, in dialetto canté j’euv, secondo tradizione, veniva fatta durante 

la Quaresima, al calare del buio.

Ciascun musicante partiva dalla propria casa “in prima serata”, per essere attore e al tempo stesso spettatore di una delle  rappresentazioni più emozionati e suggestive dell’anno. Ci si dava appuntamento in una piazza, in una casa o in una locanda per poi partire tutti  insieme e “cantene due”. La gente, chi pronta all’arrivo dei chiassosi ospiti e chi meno, si affacciava alla porta e, appoggiata all’uscio, si godeva l’allegro concerto per poi lasciare qualche uovo, come da richiesta. Chi non apriva, indispettendo i cantori, non poteva invece che meritare una simpatica maledizione. D’altronde, perché non partecipare a questo grazioso, quanto spesso improvvisato, coretto? Oggi la tradizione continua, giovani e meno giovani del paese si sono ritrovati sabato 17 marzo per cantare le uova, passando per le case del centro con un cestino ed un carretto, carichi di aspettative. Tutte esaudite. Quanta emozione nel cantare, con la gente che sorride e ti offre anche qualcosa da mangiare o da bere! E allora dai, cantiamone un’altra… L’esperienza si è ripetuta giovedì 22, in frazione Reala. Dato il frescolino, si è preferito sostituire il carretto del trattore, usato gli scorsi anni, con un più moderno (e soprattutto chiuso) pulmino, con il quale girare per la campagna, sostando nei cortili per suonare e “ballarne due”. Bello è stato vedere i giovanissimi che conoscevano a menadito le strofe della canzone e le cantavano a squarciagola, intonati e non, rapiti dal clima festoso. Curiosi anche i costumi, tratto distintivo della festa: gonnelloni, mantelle e foulards, tradizionali.

Un grazie, per questa ritrovata usanza, che era andata persa per molti anni, va ad Antonio Adriano, maglianese scomparso di recente che, grazie al suo preziosissimo attaccamento alle tradizioni, ha ripreso non moltissimi anni fa questa tradizione facendo si che, anche i giovani ne venissero a conoscenza, riproponendola dapprima nel suo paese e poi nei paesi limitrofi.

                                                                                                                       Luisa Giachino