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BUONI E CATTIVI MAESTRI Il “caso” Beppe Grillo. Tutti i giornali ne parlano: nel nostro piccolo, ci accodiamo, cercando di fare emergere qualche riflessione.
Beppe Grillo è comico di lungo corso: da lungo tempo fuori dalla Rai, da anni riempie le platee dei teatri italiani, per 30 euro il biglietto. Se vogliamo fargli i conti in tasca, non se la spassa poi male, fra libri, dvd e spettacoli: l’indignazione sociale, infatti, convive serenamente con le strategie di marketing più aggressive, più subdole. Un fenomeno della comunicazione, insomma, che riesce a lamentare il silenzio dell’informazione quando tutti parlano solo di lui, che riesce a trasformare un blog, cioè uno spazio intimo di comunicazione, in un vero e proprio palcoscenico dal quale educare le folle. Sul blog di Grillo, ci sarebbero da scrivere fiumi di inchiostro, di lamentele, di dubbi. Ma passiamo piuttosto al merito delle questioni. La proposta per cui Beppe Grillo ha raccolto le 300.000 firme in tutta Italia fa acqua da tutte le parti. In primo luogo, un parlamentare con più di due mandati è persona la cui esperienza può fare del bene al Paese. Berlinguer e Pertini furono parlamentari per ben più di due mandati. La politica è questione complessa e il politico, per un principio proprio di tutte le democrazie moderne, ha un mandato libero, che implica una responsabilità solo politica. Insomma, non puoi agire in giudizio contro Mastella perché ha firmato il ddl sull’indulto, anche se l’indultato ti ha ucciso un parente. Al limite, non lo voterai la prossima volta. In secondo luogo, chi è condannato in primo o secondo grado non lo è in via definitiva: i gradi di giudizio sono tre. In terzo luogo, i reati non sono tutti uguali: è giusto dichiarare ineleggibile chi si è macchiato di reati d’opinione o piccole bagatelle? È giusto rendere ineleggibile per sempre chi si è macchiato di reati cinquant’anni o sessant’anni or sono? Non proprio, perché una società civile conosce anche il perdono ed il diritto ad una seconda possibilità. Non Grillo, certo, che grida contro l’amnistia, senza conoscere le condizioni di degrado delle carceri italiane. Non Grillo, che pure è condannato in via definitiva per omicidio colposo plurimo (è rimasto coinvolto in un incidente d’auto). Non Grillo, il quale ignora che, con la sua proposta di legge, verrebbe conferito un enorme potere ai giudici, in grado di ostacolare, con sentenza, l’elezione di un politico. Verrebbe meno quel gioco di pesi e di contrappesi che Montesquieu teorizzava, nel ‘700, alla base di uno stato moderno. Grillo non è più un comico: fa politica e non lo dichiara. La satira si occupa di politica, certo, ma è allo stesso tempo contro ogni forma di potere. Grillo, invece, di potere ne ha eccome. Raduna folle oceaniche, ha soldi, mezzi di comunicazione efficaci, una macchina di consenso enorme e ben oliata. La sua non è più satira: è politica, che vive sulle speranze, sulla credulità e sui sogni della gente. E i toni sono proprio quelli della politica: urlati, rissosi, qualunquisti, demagogici. Non è certo con amabili “vaffa” che si risolvono i problemi di un Paese. Il “vaffa”, invece, rappresenta un passo indietro nella crescita di una democrazia. Rappresenta l’eterno vizio degli italiani di lamentarsi, di brontolare e di non fare niente per migliorare le cose. Rappresenta l’eterna malattia del nostro Paese, che potremmo ribattezzare la “grillite”. Rappresenta quelle migliaia di cittadini che ce l’hanno con fisco e privilegi, ma che non esitano a chiedere al maresciallo, al sindaco o all’amico “che conta” una parola buona per saltare le liste d’attesa all’ospedale, per un posto di lavoro per il proprio figlio, per una pratica da sbrigare. Il “vaffa”, però, può diventare qualcosa in più. Grillo propone ai cittadini di partecipare ai Consigli comunali. Ha ragione. I cittadini controllino più da vicino i propri eletti. Si appassionino alle problematiche della comunità in cui vivono e cerchino soluzioni nuove. Se il “vaffa” è un urlo per risvegliare la coscienza civica degli italiani, ben venga. Se serve solo a cavalcare la credulità della gente, caro Grillo, a “vaffa” vacci tu. Di predicatori, urlatori, stregoni e santoni è piena l’Italia. Alessandro Cassinelli |