DIPINTI NELLA CONFRATERNITA DI S. BERNARDINO

(B.C., catalogo della mostra "Realismo Caravaggesco e Prodigio Barocco" - Savigliano, 10 ottobre - 8 dicembre 1998, pag. 186)

Giovanni Antonio Molineri (Savigliano 1577-1631) e collaboratore - Tela cm. 252 x 172

Madonna col Bambino, san Bernardino, san Carlo Borromeo e due confratelli

Il dipinto, pubblicato senza alcuna attribuzione in studi locali, è per il resto ignoto alla critica. Benché chiaramente realizzato per la Confraternita - istituzione di particolare importanza per Corneliano ed a cui aderivano molti maggiorenti della zona - non è però menzionato nel Libro dei conti dal 1611 al 1631 tuttora conservato in parrocchia (Confraternita dei Disciplinanti sotto il titolo di san Bernardino - Atti antichi, Archivio Parrocchiale di Corneliano, faldone 17) ed oggetto di recente di attento spoglio (B. Molino e L. Bertello, 1994, pp. 143-146 e B. Molino, 1995, pp. 59-74). Le informazioni desumibili dall'archivio fanno riferimento a consistenti lavori nella confraternita negli anni intorno al 1620-23, con pagamenti per l'indoratura anche al «quadro dell'ancona» a tale Pasquale Veroglio, facendo così supporre che il dipinto risalga a quel periodo - datazione ammissibile anche sul piano stilistico. E' verosimile che al quadro si riferisca la notazione di apprezzamento riferita nella visita pastorale di mons. Roero  nel 1662.

L'assenza di qualsiasi pagamento fa ritenere che l'opera sia stata commissionata da confratelli, mentre l'abbinamento iconografico fra san Bernardino e san Carlo Borromeo (non unico in zona, risultando ad esempio di analogo soggetto la pala del Fea della Confraternita di Vezza d'Alba) - anche se potrebbe costituire una traccia per la ricerca di committenti - si pone come evidente elemento  di «normalizzazione» accostando ad una figura tradizionale  della religiosità laicale quella di un Santo di recente ma già ben noto e consolidato culto controriformato. In questo senso appare illuminante lo studio di A.Torre (1995), che fa ampi riferimenti anche a Corneliano.

Alcune verifiche nell'archivio della Curia di Asti hanno inoltre consentito di accertare che la Confraternita dichiarava fin dal 1585 di avere accettato la regola di san Carlo (Visitatio Ap. lica Epi. Sarsinatem. 1585, in Archivio Storico Curia di Asti, Arm. 2, Vol. II, c. 594 v.). Di particolare significato per il dipinto è poi la notizia che nel 1620 si era avuta l'aggregazione all'Arciconfraternita della Madonna del Gonfalone di Roma, elemento questo che costituisce un termine importante rispetto all'iconografia e alla datazione dell'opera (Visitatio Ep. Rotarii 1662, in Arch. cit., Arm. 2, Vol. XII, c. 852).

La qualità del dipinto - resa anche più elevata dalla non comune tecnica della tempera su tela - è estremamente alta, ed è ribadita dall'abile gioco pittorico che rende tutta la scena la riproduzione fittizia - appunto - di un gonfalone contro lo sfondo del cielo.

Sembra verosimile che il quadro sia uscito dalla bottega del Molineri intorno al 1620-25, con l'intervento diretto dell'artista. In questa direzione vanno riferiti gli accostamenti evidenti con pale databili ad un periodo abbastanza precoce dell'attività saviglianese del Molineri, quali la Madonna con san Giuseppe e san Carlo Borromeo in Santa Maria della Pieve (scheda n. 11) e soprattutto la cosiddetta «Madonna della treccia» (Madonna con i santi Pietro, Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Santo Vescovo) al Museo Civico di Savigliano, di autografia non sicura (A. Olmo, 1978, pp. 194-7).