SCHEDA DI MONSÛ CIACIARET,   MASCHERA DI CORNELIANO

 

In occasione del Carvé Vèj 1978 la Pro loco di Corneliano ha concretizzato la maschera di Corneliano: Monsû Ciaciarèt. La nuova maschera, interpretata per la prima volta dall’indimenticabile Candido Blardone, ha subito esordito trionfalmente anche in ambito piemontese partecipando al gran carnevale di Torino del 4 febbraio dello stesso anno. Concretizzato, non inventato perché Corneliano ha sempre avuto la sua maschera anche se mai interpretata. Si è trattato di codificare i tratti fisici e psicologici che del Cornelianese avevano nell’immaginario gli abitanti dei paesi limitrofi e specialmente ad Alba. Corneliano, paese agricolo ma con vocazione prevalentemente commerciale, era anticamente un crocevia di strade di grandi comunicazioni: forse una vecchia abitudine al contatto con numerosi forestieri di passaggio, ha reso il cornelianese gioviale e amante della conversazione. Caratteristica che distingue tuttora i Cornelianesi dal momento che ancora oggi vengono definiti nell’albese “i ciaciarèt ‘d Corgnan”.

La maschera dunque non poteva che chiamarsi  Monsû Ciaciarèt ed esprime questa predisposizione ai piaceri della chiacchierata meglio se in compagnia di un buon bicchiere  di vino: fine osservatore della vita, curioso senza essere invadente, subito amichevole e

Candido (Candìn) Blardone, il primo grande interprete di Monsû Ciaciarèt.

bonariamente confidenziale, facile alla battuta arguta e alla storiella allegra.

 

Il costume, risultato di una minuziosa ricerca effettuata presso le persone più anziane del paese, rispetta l’abito del cornelianese medio di fine ottocento: pantaloni di velluto a coste fino al ginocchio e chiusi in vita da un cordino, giacca scura con passamaneria chiara ai bordi, focòl al collo, calze di lana grezza a strisce in tinta rossa riportata anche sulla berretta a cono con punta scendente sulla spalla. Zoccoli con paglia interna ai piedi.

Al gran finale del carnevale di Alba del 9 febbraio 1985 arriva il decreto ufficiale: nel municipio di Alba, alla presenza in qualità di testimone del Sindaco della città, Monsù Ciaciarèt riceve il decreto d’investitura, firmato dalle maschere albesi Lasagnon e Ciuciabarlèt, con il quale viene iscritto nella Società delle Maschere albesi di qua e di là dal Tanaro con il diritto al nome, al costume e al suo uso. 

                                            

Roberto Capra, un successivo interprete di Monsû Ciaciarèt

 

L'abbinamento con Turibia "masca d'la caden-a rusa" di Piobesi

La località “Catena Rossa” di Piobesi, così chiamata perché un tempo la provinciale incrociava con una strada secondaria delimitata da una catena verniciata di minio (antiruggine di colore rosso, appunto), nell’immaginario popolare era tradizionalmente il luogo dove si davano convegno le masche e quindi un luogo da evitare di passarvi, specialmente la notte a piedi e da soli. Pena chissà quali incontri terrorizzanti, oltre che pericolosi.

La masca “Turibia dla caden-a rusa”, nata per dare un contributo piobesino a Ciaciarèt da quando il carnevale unico tra i due paesi confinanti (iniziato nel 1988) era ormai riconosciuto un fatto consolidato, trae origine da queste credenze ancora vive solo fino a pochi decenni fa.

Ma Turibia non è più una masca cattiva. Forse alza un po’ troppo sovente il gomito, forse si comporta in modo bizzarro e a volte anche un po’ petulante, ma è bonaria e sotto un certo aspetto fa perfino tenerezza perché… è innamorata cotta di Ciaciarèt.

Barbara Baralis, interprete di Turibia dal carnevale 2002

Così impiega tutto l’anno a girare per i boschi del circondario alla ricerca di piante rare con le quali preparare filtri magici da mescolare nel vino. Ci sono solo pochi giorni all’anno in cui il vino così trattato ha il potere di fare effetto: giusto i giorni di carnevale, quando finalmente incontra Ciaciarèt.

Se potesse indurre Ciaciarèt a berlo, l’agognato cornelianese cadrebbe subito innamorato ai suoi piedi e finalmente la chiederebbe in sposa.

Per questo ogni anno, nei giorni dei festeggiamenti di carnevale, mette in atto i suoi piani di raggiro studiati nelle lunghe notti di solitudine nel resto dell’anno con tutta la scaltrezza e le astuzie di cui è capace. Ogni anno potrebbe essere la volta buona.

Ma in fatto di astuzie e scaltrezze Ciaciarèt non è da meno e finora all’ultimo momento è sempre riuscito a sfuggire alle trappole pazientemente eleborate da Turibia. Ma fino a quando? 

Il costume: gonna lunga alle caviglie di colore grigio con fiori neri e grembiule grigio, camicia grigia con gilet e scialle di lana nera, lunghi calzettoni bianchi di lana grezza, zoccoli e fazzoletto grigio in testa.

 

 

UN NUOVO COSTUME PER TURIBIA

ovvero 

 

Di come Turibia tenta l’arma della seduzione con Ciaciarèt!

(Virgilio Blardone in "la chiacchiera" n. 1 maggio 2004)

 

Mesi fa, in un momento di particolare sconforto, Turibia si è sbottonata con alcune masche dei dintorni sue amiche. “Niente da fare, finora il mio amato Ciaciarèt è sempre riuscito a sventare tutte le astuzie che ho messo in atto e le mie arti magiche di cui sono esperta ma… niente, temo proprio che non riuscirò mai a farmi sposare. Non sembra, ma il tempo passa veloce e il Carvé vèj fa in fretta ad arrivare e con il Carvé vèj anche l’unica possibilità che ho in tutto l’anno per accalappiarlo. Temo proprio che anche la prossima volta Ciaciarèt riuscirà a filarsela”.

“Allora tenta strade nuove – le consigliano le amiche più moderne ed evolute -. Prova a guardare la televisione, è molto utile per imparare come si fa ad abbindolare la gente. Sembra impossibile eppure può insegnare anche a noi, che siamo esperte del ramo da millenni. C’è in programmazione, per esempio, la storia di una certa Elisa di Rivombrosa, una serva che sembra riesca a sposare un conte… chissà, magari ci può uscire qualche spunto… ”

Turibia non ha mai visto la televisione, occupata com’è tutto il giorno a girare per i boschi alla ricerca di erbe rare per i suoi filtri misteriosi. Del resto in casa sua o, meglio, nella sua stamberga non c’è neanche la luce elettrica. Ma le sue amiche sono state così convincenti… Basta!, se questo può servire a metterla sulla buona strada per sposare Ciaciarèt, è disposta a fare anche quello.

Il nuovo look di Turibia, la masca dla Caden-a rusa, interpretatata da Caterina Gallarato.

E così, ogni domenica sera, bevuto uno dei suoi filtri che la trasforma in gatto, riesce ad entrare nella prima casa del paese e, da un angolo appartato, cerca di capire che fa quell’Elisa.

    Però…

Tornata nella sua stamberga, Turibia si guarda nello specchio. Beh, con un po’ di trucco qua e là, una leggera cotonatura ai capelli, un’accorciata alle unghie e… puah!, un po’ d’acqua e sapone tanto per ammorbidire un po’, non è che sia meno bella di quella svampita della tele che tra l’altro non è neanche capace a recitare. Forse… ecco… ecco quello che ci manca: l’eleganza. “Il mio solito abbigliamento è troppo démodé, oggi la semplicità non va più”, pensa Turibia. Sì, una bella mise nuova come quella della smorfiosetta e… voilà!, come diceva sempre quella masca francese conosciuta al tempo dei gemellaggi.

Presto detto, presto fatto. Turibia non è tipo da dormire sugli allori: alla fiera di San Carlo aveva già venduto tutti i suoi filtri d’amore, tanto per comprare qualche bottiglia di vino. Intensifica allora la produzione tornando nei boschi a raccogliere materia prima; il suo paiolo comincia a funzionare a ritmo continuo. In breve ricostituisce le scorte delle sue pozioni magiche. Le annacqua un po’, tanto per aumentare ulteriormente l’offerta, proprio da commerciante consumata e poi via, alla vendita, in tutti i mercatini che si organizzano nel Roero. I suoi filtri un tempo li vendeva a mille lire la boccetta ma, visti i tempi, aggiorna il prezzo a un euro.

Il Carvé vèj è alle porte e le Pro loco di Corneliano e Piobesi hanno già formato il programma. Ma Turibia ha ormai denari a sufficienza per comprare una veste delle più sontuose, certo più bella di quelle dell’Elisa.

“Mmmm…, - commenta Turibia guardandosi allo specchio e dimenando il sedere per l’eccitazione - sono proprio un amore. Con questo bel corpetto verdino, gonna e mantello neri con i bordi di passamaneria dorata… uno schianto! Fremi, mio bel conte Ciaciarèt, sta arrivando Turibia di Catenarosa!"

 

 Pagina aggiornata il 9.02.2008