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Testi di Luciano Bertello e Baldassarre Molino Il mercato del "giòbia" (giovedì) Raccontare del mercato di Corneliano significa ripercorrere le tappe più significative della storia e dello sviluppo urbanistico dell'abitato e confrontarsi con i modelli culturali, con la mentalità e l'immaginario di generazioni di Cornelianesi. Il mercato rappresenta, insomma, l'emblema di quel processo storico che, dietro spinte demografiche e culturali, porta Corneliano a diventare, assai per tempo, borgo di fondovalle, da chiuso abitato di sommità che era nell'Alto Medioevo. Ed è con l'appropriazione, anche urbanistica, dell'antico ed importante percorso che unisce le colline dell'Albese al "Piemonte", alla pianura torinese, che Corneliano si dà un'anima mercantile, di cui si fa interprete una vivace borghesia locale.
La Fiera di San Carlo Col Settecento, gli ambienti e le abitudini mercantili si consolidano e si rafforzano, facendosi suscitatori di sempre nuove esigenze commerciali, in linea con i tempi e con lo sviluppo conosciuto da Corneliano in dipendenza dell'intensificato traffico sulla rinnovata strada pubblica tendente a Torino. Lungo tutto il secolo, reiterate sono, infatti, le suppliche della Comunità cornelianese volte ad ottenere il regio assenso all'istituzione nel luogo di due fiere "franche", indicate come mezzo sicuro per incentivare i commerci e, nel 1729, proposte nei giorni 4,5 e 6 aprile e 17, 18 e 19 ottobre. Ed è proprio la determinazione con cui si insegue questo nuovo obiettivo economico a dar l'idea della vivacità di Corneliano e delle sue componenti sociali. Tant'è che, dopo un ennesimo tentativo effettuato nel 1740 e condizionato in partenza dalla necessità di tener d'occhio le misere finanze comunali, nel 1764, per parte di Francesco Maria Nielli, Giuseppe Passatore e Mattia Micha, esponenti di tre famiglie di spicco, si presenta alla Comunità una proposta secondo la quale i proponenti si fanno carico di tutte le spese necessarie ad ottenere l'istituzione di due fiere, l'una primaverile e l'altra autunnale, a condizione che la Comunità stessa procuri i banchi e ceda per trentacinque anni i diritti di piazza in occasione delle fiere e dei mercati settimanali, oltre agli "infrassi che potransi raccogliere nei siti delle fiere e mercati predetti". Considerata vantaggiosa ed ottenuto il consenso di tutti i proprietari di case e botteghe sulla piazza, l'offerta viene quindi resa pubblica e, passando attraverso i "partiti" di Giuseppe Roletto, di Giuseppe Maria Nielli e, per ultimo, di Francesco Maria Nielli, si restringe nella "goldita" a ventisette anni. Intervallate al testo, alcune immagini della Fiera di S. Carlo edizione 2002
Nemmeno l'iniziativa privata sortisce però l'esito sperato, per cui, per trovare il definitivo riconoscimento alle pressanti aspirazioni dei Cornelianesi, occorre giungere al 1784. E, questa volta, umiliando nuova supplica, oltre ad elencare i vantaggi economici che dette fiere apporterebbero alla Comunità di Corneliano, non si dimentica di accennare all' "ampiezza della pubblica Piazza quivi esistente ridotta a un quasi uguale livello nella fortunata occasione che si degnarono gli Augusti nostri Reali Sovrani di qui passare nell'ora scaduto ottobre". Le deferenti suppliche e, sicuramente più ancora, l'onerosa offerta di cinquecento lire ottengono l'autorizzazione a "tenere in esso luogo due annue fiere, una nel giorno otto del mese di maggio e l'altra nel giorno quattro del mese di novembre, con ciò che il giorno rispettivamente fissato venendo ad essere festivo, s'intenda prorogata la fiera nel susseguente primo giorno non festivo", concessa con regie patenti del 7 maggio 1784 a Vittorio Amedeo.
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