Testi di Luciano Bertello e Baldassarre Molino

Il mercato del  "giòbia" (giovedì)

Raccontare del mercato di Corneliano significa ripercorrere le tappe più significative della storia e dello sviluppo urbanistico dell'abitato e confrontarsi con i modelli culturali, con la mentalità e l'immaginario di generazioni di Cornelianesi. Il mercato rappresenta, insomma, l'emblema di quel processo storico che, dietro spinte demografiche e culturali, porta Corneliano a diventare, assai per tempo, borgo di fondovalle, da chiuso abitato di sommità che era nell'Alto Medioevo. Ed è con l'appropriazione, anche urbanistica, dell'antico ed importante percorso che unisce le colline dell'Albese al "Piemonte", alla pianura torinese, che Corneliano si dà un'anima mercantile, di cui si fa interprete una vivace borghesia locale.

E' in questo contesto che si colloca in modo naturale la nascita del mercato, che trova ufficiale riconoscimento già nel 1602, anno in cui Carlo Emanuele, con regie patenti, concede alla Comunità cornelianese "di fare nel giovedì di ciascuna settimana un mercato nel luogo" (patenti interinate dalla Camera Ducale il 12 aprile 1603)

Anche se l'anima mercantile non riesce a prendere decisamente il sopravvento sull'anima contadina, tant'è che il mercato stenta a decollare, richiedendo ripetuti interventi da parte degli amministratori. I quali, nel 1648, "per dare animo alli forestieri di insinuare et augmentar

Il mercato del giòbia in una foto d'epoca

maggiormente il trafico a utilità del pubblico", fanno
obbligo, dietro imposizione di pena, "a tutti li capi di casa di ritrovarsi in detto mercato con robbe, ...et non partirsi sino almeno a l'hora di mezo giorno che sarà detto mercato finito".

Dal che si evince che attorno al mercato si polarizzano i fermenti culturali ed economici dei notabili locali, che si fanno a carico di un compito di stimolo e di traino rispetto ai più tradizionali e diffusi modelli di vita contadini.

Uno scorcio del mercato del giovedì di oggi

La Fiera di San Carlo

Col Settecento, gli ambienti e le abitudini mercantili si consolidano e si rafforzano, facendosi suscitatori di sempre nuove esigenze commerciali, in linea con i tempi e con lo sviluppo conosciuto da Corneliano in dipendenza dell'intensificato traffico sulla rinnovata strada pubblica tendente a Torino.

Lungo tutto il secolo, reiterate sono, infatti, le suppliche della Comunità cornelianese volte ad ottenere il regio assenso all'istituzione nel luogo di due fiere "franche", indicate come mezzo sicuro per incentivare i commerci e, nel 1729, proposte nei giorni 4,5 e 6 aprile e 17, 18 e 19 ottobre.

Ed è proprio la determinazione con cui si insegue questo nuovo obiettivo economico a dar l'idea della vivacità di Corneliano e delle sue componenti sociali. Tant'è che, dopo un ennesimo tentativo effettuato nel 1740 e condizionato in partenza dalla necessità di tener d'occhio le misere finanze comunali, nel 1764, per parte di Francesco Maria Nielli, Giuseppe Passatore e Mattia Micha, esponenti di tre famiglie di spicco, si presenta alla Comunità una proposta secondo la quale i proponenti si fanno carico di tutte le spese necessarie ad ottenere l'istituzione di due fiere, l'una primaverile e l'altra autunnale, a condizione che la Comunità stessa procuri i banchi e ceda per trentacinque anni i diritti di piazza in occasione delle fiere e dei mercati settimanali, oltre agli "infrassi che potransi raccogliere nei siti delle fiere e mercati predetti". Considerata vantaggiosa ed ottenuto il consenso di tutti i proprietari di case e botteghe sulla piazza, l'offerta viene quindi resa pubblica e, passando attraverso i "partiti" di Giuseppe Roletto, di Giuseppe Maria Nielli e, per ultimo, di Francesco Maria Nielli, si restringe nella "goldita" a ventisette anni.

Intervallate al testo, alcune immagini della Fiera di S. Carlo edizione 2002

Nemmeno l'iniziativa privata sortisce però l'esito sperato, per cui, per trovare il definitivo riconoscimento alle pressanti aspirazioni dei Cornelianesi, occorre giungere al 1784. E, questa volta, umiliando nuova supplica, oltre ad elencare i vantaggi economici che dette fiere apporterebbero alla Comunità di Corneliano, non si dimentica di accennare all' "ampiezza della pubblica Piazza quivi esistente ridotta  a un quasi uguale livello nella fortunata occasione che si degnarono gli Augusti nostri Reali Sovrani di qui passare nell'ora scaduto ottobre". Le deferenti suppliche e, sicuramente più ancora, l'onerosa offerta di cinquecento lire ottengono l'autorizzazione a "tenere in esso luogo due annue fiere, una nel giorno otto del mese di maggio e l'altra nel giorno quattro del mese di novembre, con ciò che il giorno rispettivamente fissato venendo ad essere festivo, s'intenda prorogata la fiera nel susseguente primo giorno non festivo", concessa con regie patenti del 7 maggio 1784 a Vittorio Amedeo.

 

 

 

 

 

 

 

Tormentata risulta la vita della fiera primaverile, di lì a poco trasferita "al lunedì immediatamente successivo alla festa della Santissima Trinità" (regie patenti del 21 maggio 1836 di Carlo Alberto) e, quindi, trasportata "al primo giovedì di Maggio di cadun anno" (regie patenti 4 novembre 1857 di Vittorio Emanuele II)

Diverso risulta lo sviluppo della fiera autunnale, che si radica ben presto nelle tradizioni di Corneliano e del Roero, costruendosi l'immagine di fiera contadina. Venendo, infatti, a vendemmia ultimata ed in un periodo di relativa disponibilità finanziaria per la maggior parte dei "particolari", la Fiera di S.Carlo rappresenta per i contadini della zona l'occasione di "servirsi del bisognevole" per la campagna e per l'inverno.

 

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