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La
Bolla contiene l'aggregazione della Confraternita di San
Bernardino di Corneliano d'Alba, sotto la Diocesi di Asti,
all'Arciconfraternita romana del Gonfalone, e la conseguente
estensione a essa delle condizioni in cui, nel rispetto delle
prescrizioni emanate da Clemente VIII, i fedeli
dell'Arciconfraternita possono godere delle indulgenze concesse da
papa Paolo V nel 1606, E' datata Roma 6 dicembre 1612, nell'anno
VIII del pontificato di Paolo V: l'intestazione è a nome del
Referendario pontificio Giulio Sabelli e dei Custodi
dell'Arciconfraternita Cesare Rodiano, Paolo Millino e Ottavio
Roberto e vi si precisa che l'aggregazione è stata richiesta con
insistenza da «Annibale Rubeis causidicus, eiusdem
Confraternitatis Confrater et Procurator». L'aggregazione a una
delle Arciconfraternite romane corrisponde alle direttive papali
post-tridentine, orientate a coordinare la religiosità dei laici
e le sue forme locali sotto una direzione centrale, tema
particolarmente caro a papa Aldobrandini, Clemente VIII
(1592-1605).
E' dunque una sorta di legittimazione,
necessaria alle organizzazioni laicali a mantenere la propria
autonomia nei confronti delle parrocchie e il proprio prestigio
all'interno della società locale. La Confraternita dei
Disciplinati di San Bernardino a Corneliano ha, nel 1612, una
storia ormai secolare ed è ben radicata nel luogo. L'Oratorio di
San Bernardino è fra gli edifici oggetto di visite pastorali e
nel 1588 Francesco Panigarola, vescovo di Asti, annota che
l'edificio è antico e la sua istituzione risale al 1520, a opera
del vescovo di Asti Vasino II Malabaila. L'aggregazione è un
passo necessario, tanto più che Corneliano è un centro
importante ed è Vicaria della diocesi di Asti, sotto la cui
giurisdizione resta fino al 1817.
La bolla, in quanto oggetto, ha i caratteri
seriali di un modulo: intestazione, riferimenti esplicativi, e
normativi, concessioni e prescrizioni sono espressi nelle consuete
formule valide per tutti, lasciando in bianco gli spazi per il
nome della Confraternita cui concedere l'aggregazione, il luogo,
il richiedente; le prescrizioni di Clemente VIII sono in caratteri
più piccoli e fitti del testo dell'aggregazione; solo i caratteri
dell'intestazione appaiono importanti. Al contrario la miniatura
che inquadra il testo pare rispondere alle esigenze di
solenne riconoscimento atteso dai cornelianesi: è una cornice a
volute di foglie e fiori entro due bande color oro spento, che
corre su tre lati del foglio, interrotta da tondi figurati, uno a
metà dei margini destro e sinistro, tre nel margine superiore, al
centro e ai vertici.
Lo schema è quello che si incontra
nelle pagine iniziali delle sezioni dei messali o nei frontespizi
dei manoscritti di pregio quattrocenteschi e di primo Cinquecento:
è largamente diffuso, ma in questa forma particolarmente tra
Firenze e Roma. Il contenuto risponde, come in quei modelli,
all'argomento del testo: a destra lo stemma Aldobrandini sormontato
del cappello cardinalizio; a sinistra lo stemma di Paolo V Borghese,
con le chiavi e la tiara papale;
nel margine superiore i santi
protettori. Al centro, la Madonna accoglie sotto il suo manto
i confratelli e le consorelle; a destra San Bernardino, a sinistra
un santo vescovo, con pastorale e libro, come San Nicola, titolare
della parrocchia di Corneliano. Se la Madonna della Misericordia
allude all'aggregazione all'Arciconfraternita romana , poiché
ripete puntualmente l'immagine intagliata da Ambrogio Bonazzini nel
1568-1569 per il soffitto ligneo dell'Oratorio del Gonfalone, i due
santi laterali sono certamente i protettori dei confratelli di
Corneliano. Ci si può chiedere a questo punto se la cornice miniata
fu aggiunta alla Bolla una volta pervenuta a destinazione, o fu
eseguita a Roma: la seconda ipotesi sembra più verosimile, perché
la decorazione fa parte integrante della solennità del documento,
come conferma la raffinata cornice miniata dell'analoga Bolla
nell'Archivio Capitolare di Fossano datata 1607, e lo schema arcaico
è compatibile con il carattere seriale del testo.
In sintonia con la data del documento
paiono infatti soltanto le due figure di santi nel margine
superiore: campite su un solare fondo giallo, ampie e leggere,
sembrano contraddire lo spazio ridotto del tondo e riflettere invece
il taglio dilatato e scorciato da basso in alto dei dipinti di tardo
Cinquecento, in accordo di cultura, se non forse di qualità, con le
esperienza dei numerosi pittori di formazione manierista attivi a
Roma negli anni di Sisto V e di Clemente VIII. Tuttavia, vale la
pena ricordare che anche i motivi a volute di foglie e fiori di
memoria rinascimentale non sono estranei alla cultura romana di quel
tempo, se in questo modo sono ornate le fasce che separano i
soggetti illustrati per Sisto V sull pareti della Scala Santa tra il
1586 e il 1588 e sulla volta della sala di Salomone nel Palazzo
Lateranense, avviati negli stessi anni.
Sopra: chiesa
Confraternita di San Bernardino prima delle opere di
restauro. Al centro è visibile il luogo dove si trovava il
quadro contenente la Bolla.
A destra: la Bolla nella
sua cornice |

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