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La
chiesa di San Bernardino, posta a metà collina dal centro
storico, è la sede della confraternita dei Disciplinanti
(Battuti) fondata nella seconda metà del '500 e tuttora vitale.
E'
ricordata nelle visite pastorali del 1585 e 1621 e nella relazione
del parroco del 1742. In quest'ultima è ancora annotata la sua
ubicazione a ridosso dell'abside dell'antica parrocchiale,
contribuendo a renderla umida. Dopo la demolizione di questa,
nella seconda metà del 1700, la chiesa di San Bernardino venne
ampiamente rimaneggiata per adattarla allo stile del tempo.
Un'antica
effigie di stile bizantino di San Nicolao, proveniente dalla
vecchia parrocchiale, è murata all'esterno del campanile.
All'interno, a destra dell'ingresso, è murata la lapide tombale
di Francesco De Brayda, un tempo situata nel pavimento e l'anno
1608 ne indica la data della sepoltura.
Nell'archivio
parrocchiale non esiste lo statuto della Confraternita (nell'archivio
vescovile di Alba esiste uno statuto molto più tardo, datato 23
luglio 1859. N.d.R.), ma i suoi
scopi si desumono chiaramente dall'esame dei libri dei conti di
cui il primo, ancora conservato, risale al 1611.
Gli
obiettivi sono i seguenti:
-
suffragio delle anime dei confratelli defunti;
-
assistenza agli ammalati, specie quelli privi di assistenza
familiare,
-
soccorso in denaro agli indigenti, in particolare alle vedove con
figli a carico,
-
conservazione in buono stato della loro sede, che è sempre stata
la chiesa di San Bernardino;
-
annuale celebrazione in essa di sante Messe di suffragio, di Messe
votive e di altre in occasione di
festività o ricorrenze.
"Scrupolosi nelle registrazioni, i contabili della
compagnia consentono di seguirne le vicende dal 1611, anno in cui
si procede a consistenti lavori: costruzione della volta della
chiesa da parte di "mr
Giovanni di Sanfrè"; acquisto
di "quadri 156 e pianelle 850 per starnir l'oratorio e far
gli scalini, acquisto di doi quinterni di papèro per far le
verrere"; fattura di porte e finestre da parte del
falegname Giovanni Domenico Bria di Magliano. L'anno seguente si
pagano tre fiorini a Emanuele Garone "per
fatura della bardella fatta all'altare"; l'11 marzo 1613 si
sborsano 15 fiorini in Asti "al corriere qual ha portato le bolle da Roma per l'indulgentie concesse
a detta compagnia", mentre a Roma la pratica è costata
101 fiorini.
Seguono anni di guerra
e di alloggiate e i lavori ristagnano, poi nel 1621 si ha
una momentanea ripresa e una forte somma è assorbita dalla
doratura dell'icona dell'altare: a Pasquale Veroglio, pittore di
Sommariva Bosco, si danno 50 scudi "per
l'indoratura della icona", mentre 18 si spendono in
colori vari e ben 54 in fogli d'oro zecchino. Il vescovo Roero,
nella sua visita pastorale del 10 ottobre 1662, noterà l'icona e
la definirà "satis pulchra" mentre ordinerà di addossare alla parete la
grande croce posta nel mezzo della chiesa, la quale impediva ai
fedeli di assistere alla messa. Si tratta dello stesso crocifisso
oggetto di una ridipintura nel 1662 ("speso
in terra verde per dare il colore al Christo" dieci soldi).
Nel 1623 si acquistano calce e mattoni "per
far redifficar la muraglia obturata dell'oratorio verso la strada":
il lavoro è fatto dai mastri Antonio e Battista Lugano per 74
scudi. Nel 1626 si pagano 50 fiorini ai mastri "per
far la scalla per calar nell'oratorio".
Per qualche decennio non si registrano interventi di
rilievo alla chiesa o al suo apparato interno: i tempi non lo
consentono. Un piccolo ma nitido segnale di una diffusa miseria si
ha nel 1646, quando va all'asta il lenzuolo, ormai logoro, che da
anni serviva ad avvolgere i morti portati al cimitero dai
"battuti". Il libro dei conti della compagnia porta
infatti: "li 12 marzo
tirato (ossia "tratto", ricavato)
per un lenzuollo frusto qual si ritrovava nella casia (cassa
per portare i morti) della
compagnia venduto, lire 1:10".
L'edificio
viene restaurato nel 1669. Vi lavora "mastro Nicolao",
che riceve 70 lire per la "fattura" e 35 per la "stabilitura",
oltre a quasi 5 brente di vino. Due anni dopo si rifanno le due
"sepolture" (ossia camere tombali) che si trovavano
sotto il portico della chiesa. Poi si richiede un altro intervento
di rilievo: nel 1685 mastro Pancrazio Orsolino, aiutato dal
fratello Santino e dal figlio, lavora al "ricoprimento
sopra il portico della galleria" ricavandovi la tribuna,
che viene voltata come la chiesa.
L'anno seguente si acquistano 60 assi di castagno e 12
d'albera, assieme a 800 chiodi, 200 "brochette", 50
"broconi", e 32 "dobioni", per "ferrar le
sedie...acquistate dal capitolo". Nel 1689 mastro Teobaldo
Buffetto costruisce un confessionale.
Nel 1692 si pagano 10 lire all'indoratore "per
haver indorato li pomi al confalone et accomodatta la croce et il
Crocifisso che si porta in processione" (il gonfalone era
stato dipinto nel 1641 da un pittore di Savigliano, pagato con una
brenta e sei pinte di vino). Cinque anni dopo, il 21 dicembre
1697, si pagano ben 100 lire "al
Sig.Giosepe Garoi di Somariva del Boscho per li due quadri".
Consistenti
lavori hanno luogo nel 1716, senza che siano precisati quali. Il
libro dei conti della compagnia reca alcuni dati: pagamento di 408
lire a "mastro Donato
Retti luganese per la fabrica fatta" e di altre 123 lire
allo stesso mastro e ai lavoratori che l'hanno aiutato; inoltre,
acquisto di 856 rubbi (79 q) di calcina e di varie migliaia di
mattoni (per integrare quelli recuperati): un rifacimento quasi
totale se si paragona alle 26 lire date nel 1727 a "mastro
Gioani de Paoli per giornali 21 per far il porticho".
Poi si arreda l'interno. Nel 1717 mastro Giacomo Antonio
Barbero riceve 49 lire "per la fatura dei banchi". Nel
1743 si acquistano in Asti i reliquiari "de' corpi
santi" e l'anno seguente la compagnia acquista in Alba "un
altare di legno colorito e dorato per lire 150 sotto li 10 maggio
1744 da mastro Gio.Battista Bianco, quale lo ha havuto in paga
dalli MM.RR.PP. di San Domenico D'Alba", giusto in tempo
perché il vescovo Felissano, in visita apostolica meno di un mese
dopo (il 7 giugno) potesse notare che l'altare era "partim
depicto et partim deaurato".
Nel 1759 si fabbrica il "tellaro
alla finestra di S.Bernardino per la tribuna" con assi di
noce; Giovanni Marco Torreri rifà nel 1762 la croce "che
si porta in processione il giovedì santo a sera"; l'anno
seguente si acquistano dall'argentiere Spirito Antonio Farerio di
Alba sei candelieri argentati e sei fiori per 27 lire, mentre il
"mastro da bosco"
Matteo Coppa fabbrica nel 1764 "una piccola guardarobba per riporre le sacre reliquie" e lo
scultore Fontana riceve 8 lire e 15 soldi per "fattura di
n.6 candelieri novi e per l'accomodamento di due vasi rotti",
e 13 lire si danno "al Sig.Jurato indoratore in Racconiggij per l'argentatura di candelieri
n.12, cioè sei novi et n.6 usitati, n.6 vasi con cartagloria ed
evangeli".
Nel 1766 mastro Mantello falegname riceve quattro lire
per la "fattura
di un burrò per riporre le paramenta" e lire 7 per la
cornice dello stesso, indorata dal solito Jurato per 14 lire e 14
soldi. L'anno seguente si fa un "pagamento
anticipato al Cravoto di Montaldo Roero detto il Romano, per
ottenere a Roma la patente dell'altare privilegiato della
Compagnia".
Nel 1802 si annota la spesa di 276 lire "per
giornali da mastro da muro e manovali fatti per la costruzione del
muraglione e campanile, formato per la ristorazione della chiesa
di detta compagnia". (Il precedente campanile, collocato
"in cornu epistole",
è ben rappresentato nel quadro dell'Operti dipinto nel 1783 e
che, con la gloria dei santi Gallo e Nicola, raffigura anche
Corneliano all'epoca.)
La relazione del parroco Violardi nel 1837 segnalava ancora
l'esistenza in facciata di un portico, poi chiuso: "Vi è un
portico avanti la facciata in tutta l'estensione di questa fatto
d'archi, non si vedono sotto di esso cose alcune, ma nell'inverno
vi è chi batte la lana e fa i materazzi..." *
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