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Santuario
della Madonna Assunta di Castellero
ANTONIO
ROASIO - scultore
(Bardineto,
13 agosto 1809 – Mondovì 30 marzo 1886)
Da:
Virgilio Blardone, la chiacchiera, pubblicazione della Pro
loco di Corneliano, n.4 agosto 1983 |
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"Il
più valente statuario"
Antonio
Roasio, Rovasio, Rovassio: quali di questi tre è il cognome esatto
dell’artefice dell’Assunta di Castellero? Per risolvere il
dubbio la cosa più logica sarebbe quella di vedere come lui stesso
si firmava. Nell’archivio della Parrocchia si conservano almeno
due ricevute in conto pagamento per la fornitura della statua: una
datata 25 gennaio 1858 di lire mille e 50 centesimi; l’altra 19
ottobre 1861 di lire 1.300. Ma, ahimé, nella prima si legge
Rovassio (con due “ss”) e nella seconda Rovasio (con una “s”
sola).
La
lapide commemorativa murata nella facciata del municipio di
Bardineto in provincia di Savona, suo paese natale, lo celebra
invece come Roasio (senza la “v” e con una sola “s”) e come
Roasio viene citato anche nelle pubblicazioni di argomento
artistico.
Come
sovente accade, la verità è ancora un’altra: il cognome esatto
di colui che fu definito “uno dei più celebri scultori piemontesi
del suo tempo” sembra essere “ROASCIO” (con la “sc”). |

Fotografia di un ritratto di Antonio Roasio sito in un'aula della
scuola per l'infanzia di Bardineto
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A
sostenerlo, documenti alla mano, è Enrico Mozzoni, sindaco di
Bardineto. A lui ci eravamo rivolti con la richiesta di una
documentazione per la migliore conoscenza dell’artefice
materiale di quell’Assunta ai quali i Cornelianesi sono così
legati.
In
una lettera a Virgilio Blardone, all’epoca presidente della Pro
loco di Corneliano, datata 7 novembre 1980 così scriveva il
Sindaco:
“ANTONIO
ROASCIO (non Roasio) nato a Bardineto
il 13 agosto 1809 da Giuseppe Roascio e da Teresa Murialdo.
I
genitori (del Roascio) erano “manenti” cioè mezzadri dei
Marchesi del Carretto di Balestrino ed abitavano in località
Cascinazzo, ove esisteva fino a pochi anni fa la proprietà dei
Marchesi del Carretto ora venduta. Il Roascio, fina da ragazzo,
aveva rivelato spiccate qualità artistiche (pittura, disegno e
soprattutto scultura) per cui i padroni suddetti lo mandarono a
studiare per farne un artista della scultura.
Trasferitosi
a Mondovì (da cui Bardineto dipende come Diocesi) fu fatto
cittadino onorario della predetta città, ove morì il 30 marzo
1886.
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A
Bardineto, una lapide sulla facciata del Comune (foto a destra) lo
ricorda per i suoi meriti artistici : La lapide lo indica con il
cognome Roasio, in modo del tutto erroneo. A Bardineto sono
parecchie famiglie aventi il cognome Roascio, per una probabile
provenienza piemontese, forse da Garessio il cui territorio
confina con quello di Bardineto; ma non è da escludere la
provenienza da Ceva, ove esiste una frazione denominata appunto
Roascio…” |
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Dal
volume: Artigiani ed Artisti a Mondovì di Ernesto Billò.
Ed. Amici di Piazza, Mondovì 1978
Antonio
Roasio morì settantasettenne, dopo lunga malattia. La “Gazzetta
di Mondovì” lo ricordò come “ordinato, laborioso,
intelligente”, tutto dedito all’arte e alla famiglia. “Nella
fede, che il lui era fervida – dice il necrologio – attinse i
più splendidi ideali delle molte statue, tutte belle, ed alcune
veramente classiche, intorno alle quali si esercitò il suo
scalpello abile e sicuro più che non mostrasse la sua grande
modestia. L’arte per l’arte era la sua bandiera: e mai non gli
avvenne di misurare la cura del lavoro alla stregua del
guadagno”.
Carattere
“affabile, cortese, pieno di attenzioni”; conversatore
“serio e piacevole al tempo stesso”, godette di “stima e
affetto grande in Mondovì: mai non ci avvenne di udire chi
parlasse del cav. Roasio con indifferenza e non ne facesse gli
elogi”.
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| Questa pagina è stata aggiunta il 17 giugno 2005 |
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