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SAN
GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO
Cornelianese
per un anno
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cura di Virgilio Blardone – La ricerca è tratta, in
massima parte, da un documento custodito nell’archivio
parrocchiale) - altre fonti* |
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Giuseppe
Benedetto Cottolengo nacque a Bra il 3 maggio 1786. In questa città
si era stabilito nel 1739 il nonno paterno di provenienza francese
e precisamente da Saint-Pons de Barcelonnette nell’Alta
Provenza. Il suo nome era Joseph Couttolenc, italianizzato poi in
Cottolengo.
Il
papà, anche lui Giuseppe, era commerciante di stoffe, e poi
assommò la carica di esattore delle tasse, possedeva case e
terreni. Tutto ciò permetteva di dare alla famiglia una buona
agiatezza economica tipica della media borghesia.
Si
prospettava dunque un buon futuro per Giuseppe, primogenito di 12
figli, di cui sei morirono in tenera età. Ma Giuseppe confidò un
giorno ai genitori di voler diventare prete. Studiò nel seminario
di Bra e poi in quello di Asti.
Nel
1811 divenne diacono e poco dopo l’8 giugno di quell’anno
venne ordinato sacerdote nella cappella del seminario di Torino.
Foto
a sinistra: ritratto di San Giuseppe Benedetto Cottolengo eseguito
dal fratello Agostino
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Come
sacerdote il Cottolengo rimase a Bra fino al 1813, quando il 6
novembre venne nominato da mons. Dejean viceparroco di Corneliano
d’Alba.
A
sinistra nella foto: la vecchia casa canonica che ospitò il
Cottolengo nel suo breve soggiorno a Corneliano. Questo
pregevole edificio è stato purtroppo abbattuto e sostituito
con l'odierna costruzione tra il 1963-65 |
Corneliano, grosso borgo
langarolo (sic), negli anni di cui si parla
conta circa duemilaseicento anime. Il parroco don Giovanni
Battista Pia sta adoperandosi per dare vita al “ritiro-scuola
per ragazze sotto la denominazione della Beata Margherita di
Savoia”, per cui l’arrivo
dell’atteso vicecurato è vissuto come una vera benedizine. Si
tratta di riattare alcuni locali parrocchiali disabitati e di
prepararli all’occorrenza. A don Giuseppe viene affidato
l’incarico di cercare il mobilio necessario alla nuova
fondazione. Suo padre aveva acquistato l’arredamento di un
convento di domenicani soppresso da Napoleone, comprendente tra
l’altro un grande e massiccio tavolo da refettorio. D’intesa
con don Pia, con lettera del 10 novembre 1813 egli cerca di
venirne in possesso. Il parroco ha premura: l’anno scolastico è
già avanzato, e ogni giorno di ritardo è un giorno perduto.
Don Giuseppe, oltre alle funzioni proprie del ministero
parrocchiale, come la preghiera, la liturgia delle ore, la messa,
i sacramenti, i catechismi ai ragazzi e alla gioventù,
s’impegna per l’avvio del nuovo “ritiro” e particolarmente
per l’assistenza ai malati. Don Giuseppe non si risparmia e
questi strapazzi gli recano qualche noia alla salute. I
Cornelianesi, a memoria d’uomo, non avevano mai avuto un
viceparroco così dinamico e generoso, e ne parlano pure fuori
paese. L’eco giunge a Bra ed anche in casa Cottolengo. |
La madre, Angela Benedetta Chiarotti, teme che il troppo lavoro
danneggi la salute del figlio e il 19 marzo, giorno di San
Giuseppe, decide di scrivergli una lettera: “Carissimo figlio,
mi rallegro molto nel sentire da gente di Corneliano che
nonostante tutte le vostre occupazioni godete ancora salute. Da
madre affezionata come mi sapete non posso trattenermi dal farvi
questa piccola osservazione: se volete bene a me e alla vostra
famiglia abbiatevi un po’ di cura , non fate tutto quello che la
giovanil età e la robustezza vi permette, perché chi scialacqua
il patrimonio in gioventù ne resta privo in vecchiaia; così è
il nostro caso, cioè chi si strapazza troppo da giovane per
l’età matura gli rimangono solo malanni tanto di mente che di
corpo: di mente per troppa occupazione allo studio, e di corpo per
le cattive notti passate al letto dei malati”.
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Finalmente per il Piemonte, tanto sul piano politico
quanto su quello ecclesiale, s’intravede l’alba di
tempi nuovi. L’impero napoleonico dopo aver sconvolto
l’Europa, si sta sgretolando. I giorni di Waterloo nel
giugno 1815 ne segneranno il crollo irreparabile:
Napoleone è segregato a Sant’Elena.
Il 14 maggio Vittorio Emanuele I proclama da Genova il ripristino della monarchia, e sei
giorni dopo rientra a Torino. Anche Pio VII
è finalmente libero: il 24 maggio Roma lo accoglie
in trionfo. In mancanza di documenti che facciano il punto
sulla posizione politica e religiosa di don Giuseppe in
rapporto a tutte |

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| queste
vicende, non è azzardato affermare che il suo rispetto per il re
come garante del bene comune e la sua filiale devozione per
il Pontefice
lo abbiano tenuto abbastanza avulso dalle frange estremiste. |
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Il
"Ritiro delle povere figlie" delle quali il Cottolengo era
direttore spirituale, fotografato in occasione della processione
dell'Assunta del 15 agosto. L'edificio è stato demolito
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Come
la stragrande maggioranza degli uomini del suo tempo, egli vive e
sente con il popolo questi avvenimenti, come prodotti da giochi di
potere, da interessi di parte e fors’anche da egoismo, come
vicende permesse dalla Provvidenza per scopi dai risvolti che
oltrepassano i limiti della comprensione umana. Il risorgimento
italiano è ancora lontano. Ottimista per natura, don Giuseppe
intravede nel ripristino della monarchia la fine della
strumentalizzazione e della persecuzione napoleonica alla
religione. Inoltre il fatto apre uno spiraglio per la soluzione
della spaccatura prodottasi nella Chiesa ad opera delle fazioni
servilistiche e di quelle reazionarie. Già si parla del
ripristino degli atenei ecclesiastici.
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La
cappella del "Ritiro delle povere figlie" dove
certamente è stata molto frequente la presenza del Cottolengo |
Don Giuseppe, quantunque affaticato, alla sera non riesce più a
prendere sonno: il suo spirito è teso alla ricerca del disegno di
Dio ed è diviso da interessi contrastanti. Convinto della carenza
del suo curriculum scolastico, si domanda con insistenza cosa la
Divina Provvidenza possa volere da lui.
I familiari considerano la salute del figlio troppo precaria per
reggere le fatiche del ministero parrocchiale, e fanno pressione
affinché riprenda gli studi.
Il viceparroco è ormai vincolato alla popolazione di Corneliano,
per cui l’idea di abbandonarla lo rende irrequieto e lo turba.
Egli riflette inoltre sul fatto di aver penato due anni in
famiglia in attesa di un’occupazione stabile, ed ora soffre
nuovamente davanti all’ipotesi di ripercorrere lo stesso
itinerario in senso inverso:Malgrado ciò, nel suo cuore si fa
strada la persuasione di dover riprendere in mano i libri e di
tornare a scuola.
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A Corneliano, in povertà e in ritiro assoluto, vive l’anziano
padre Amedeo Bertolini, un certosino la cui abbazia
è stata soppressa dagli editti napoleonici. Don Giuseppe
Cottolengo lo soccorre come meglio può e si adopera per
procurargli elemosine per la celebrazione delle messe. Tra i due
è nata profonda stima, venerazione e amicizia. Il viceparroco ha
una particolare sensibilità per la vita monastica ed eremitica,
per cui le vicissitudini del certosino “esiliato” lo
affascinano.
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Questi
due uomini di Dio si rivelano a vicenda le proprie
inquietudini spirituali e si sostengono fraternamente
nella preghiera. Il parere del monaco non è pertanto
estraneo alle conclusioni del Cottolengo: “Se resto a
Corneliano metto le orecchie lunghe come un asino!” Malgrado
il disappunto del parroco e l’angoscia del cuore, don
Giuseppe, allo scopo di evitare manifestazioni clamorose,
di buon mattino si avvia furtivo verso casa. E’ ancora
buio quando carica il baule sul baroccio. Prende posto a
fianco del conducente e il cavallo si avvia al trotto
verso Bra.
Per anni i Cornelianesi ricorderanno don Giuseppe
Cottolengo con grande simpatia e rincrescimento. Poi
tramanderanno ai posteri un segno della loro riconoscenza
intitolando al suo nome la piazza principale del loro
paese
Nella foto a sinistra:
don Giovanni Battista Pia, il parroco che ebbe come
vicecurato a Corneliano il Cottolengo |
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ANEDDOTI
DEL PERIODO CORNELIANESE DI DON GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO
(dai
bollettini parrocchiali 1921 anno I nn. 4 e 5 che trascrivono
alcuni capitoli della vita del Cottolengo compilata dal Sac.
Pietro Gastaldi – Tipografia Editrice Cav. Pietro Marietti,
Torino 1882)
Usciva un giorno Giuseppe dalla bottega del barbiere che allora
allora avevagli rinnovato la tonsura clericale, e mentre a capo
scoperto erasi fermato
sulla piazza per rispondere ad un cotale che voleva parlargli, al
nipote del Parroco, giovane peraltro buono e tranquillo che dalla
finestra di casa contemplava quella tonsura fresca e rotonda,
venne un’idea stranissima; e fu il pensar nella sua mente: Se in
quella chierica io potessi con il mio archibugio colpire come in
bersaglio, ben vorrei dire di essere un cacciatore valente. Ed il
pensarlo ed il metterlo in opera fu per lui un baleno: perché
dato di piglio ad un suo archibugio che per disgrazia avevasi in
un angolo della camera, lo spianò alla testa del Cottolengo, e
tirato il grilletto fece scattare il cane. Ma, come volle Iddio, o
la focaia non diede scintilla, o la polvere non s’accese, e con
questa venne stornata una dolorosa catastrofe; mercecchè,
visitato sull’istante l’archibugio, contro ciò che pensavasi,
fu trovato in tutta regola carico a palla. Il dolore e
l’afflizione che perciò ne vennero alla sbadato furono immensi;
ma il Cottolengo a cui il giovane non aveva lagrime e parole
abbastanza per dimandare perdono di quella insensatezza, vedutosi
per tal mirabile modo conservata la vita, si stabilì vieppiù nel
suo proposito di spenderla tutta ed intieramente per Dio.
Trovandosi (una
famiglia di Corneliano) in necessità ed il buon Sacerdote non
avendo per avventura di che soccorrerla abbastanza, tolse un suo
bel mantello d’inverno e sì glielo diede perché si aiutasse
col prezzo che ne ricaverebbe. Ma quella gente, invece di
venderlo, come avrebbe potuto, persuasa che veniva da mani troppo
sante, gelosamente lo conservò come una memoria preziosa, e direi
quasi, come reliquia. In questi ultimi anni poi, Mons. Eugenio
Galletti, Vescovo di Alba, essendosi portato in Corneliano, e
saputo che in quella casa conservatasi tuttavia il mantello,
chiese di poterlo vedere, e vedutolo, manifestò il desiderio di
averlo. Lo ottenne, ma ne lasciò una parte a quella famiglia che
continua a serbarla come un favore ed una benedizione del cielo.
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* Altre fonti:
San Giuseppe Cottolengo il padre dei poveri, audiovisivi
editrice ELLE DI CI – 10096 Leumann (Torino). I Couttolenc,
note per un profilo storico della famiglia di San Giuseppe
Benedetto Cottolengo - Bra, Casa natale di S.G.B. Cottolengo,
1997.
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| Questa pagina è stata aggiunta il 12 marzo 2008 |
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