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Angelo
Sismonda nacque a Corneliano d’Alba il 20 agosto 1807. Fu fisico
e studioso di geologia e mineralogia di fama mondiale.
Ebbe
costantemente, in tutti i suoi studi e pubblicazioni e nello
svolgimento dei numerosi incarichi, il validissimo aiuto del
fratello Eugenio (nato anche lui a Corneliano il 29 aprile 1815,
professore all’università di Torino), il quale, nell’ultimo
decennio della sua vita non poté più allontanarsi dalla sua casa
di Corneliano a causa della malferma salute. Qui frequentemente
ospitava il fratello Angelo per completare insieme studi e
pubblicazioni.
Angelo
Sismonda, Già laureato in filosofia e chimica a soli 19 anni,
intraprende a Torino con il Borson lo studio della geologia e
mineralogia, che completerà alla Sorbona di Parigi sotto la guida
del più insigne maestro dell’epoca, il prof. Elie de Beaumont.
A
25 anni succede al Borson nella direzione del Museo di mineralogia
e geologia di Torino che, grazie alle cure ad esso dedicate dal
fratelli Sismonda, con nuovi apporti frutto delle loro continue
ricerche e con un sapiente lavoro di riordino, poté essere
annoverato fra i più completi e moderni esistenti allora in
Europa..
Fin
dal 1835 membro della prestigiosa Accademia delle Scienze di
Torino, dal 1869 ne diresse la sezione delle scienze fisiche e
matematiche.
Fu
autore di numerosissime importanti pubblicazioni (in buona parte
conservate all’Accademia delle Scienze di Torino) e di quella
“Carta Geologica della Savoia, Piemonte e Liguria” che suscitò,
per la sua precisione e chiarezza espositiva, i più favorevoli
apprezzamenti dagli studiosi del tempo.
In
quell’epoca così ricca di ricerca e di fermenti di rinnovamento
scientifico, Angelo Sismonda ebbe un fitto scambio di
corrispondenza con tutti i maggiori geologi europei dell’800.
Frequenti furono per i fratelli Sismonda le occasioni di applicare
le loro vaste conoscenze teoriche alla soluzione di problemi
pratici (saline di Volterra, miniere cinabrifere di Iano, ecc.).
| Nel
1848 Angelo Sismonda fi inviato dal piccolo Regno di Sardegna in
missione in Inghilterra per ottenere la sostituzione di materiali
che da quella Nazione erano stati forniti per la costruzione della
strada ferrata Torino-Genova e risultati non idonei per
insufficiente resistenza ed elasticità del ferro; Angelo Sismonda,
dopo aver eseguito uno studio approfondito su tali materiali,
riuscì a risolvere con grande diplomazia e fermezza e,
soprattutto, con la forza del prestigio di cui godeva in campo
scientifico anche all’estero, tutte le controversie con quella
potente Nazione. |

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| Ma
la gloria maggiore dei fratelli Sismonda nel campo applicativo
della geologia e litologia, è certamente quella di aver avuto un |
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"
Via Sismonda - Portone della Piazza Vittorio Emanuele II ":
così è scritto su questa cartolina di fine Ottocento |
ruolo fondamentale nella fase preparatoria della galleria del
Frejus.
I
fratelli Sismonda furono fra i primi entusiasti sostenitori del
progetto (fin da quando l’iniziativa del Medail era ancora da
tutti considerata una follia), vedendone subito la possibilità di
realizzazione dal punto di vista della favorevole composizione
litologica di quella zona delle Alpi, da loro così ben conosciuta
nel dettaglio. Sostenitori entusiasti, perché ai loro occhi tale
opera si presentava come la realizzazione di quell’avvicinamento
fra i popoli, non soltanto mercantile (certamente
importantissimo), ma anche e soprattutto culturale, che i
Pensatori dell’800 auspicavano come mezzo di affratellamento e
pacificazione.
Tale
era l’autorità del loro sapere, da contribuire a rimuovere
timori ed incertezze: fu infatti il parere espresso da Angelo
Sismonda al re Carlo Alberto (che aveva per lui grande stima) ad
influire in maniera determinante sul consenso del re; ed ancora
furono le favorevoli previsioni dei Sismonda (delle quali si
avvalse nel suo appassionato intervento il ministro valsusino e,
loro buon amico, Luigi Odiare des Ambrois) a vincere le iniziali
opposizioni del Parlamento Subalpino.
Superate
le enormi difficoltà tecniche
dello scavo (con la geniale messa a punto della
perforatrice meccanica azionata
dall’aria compressa, ideata dal Sommeiller e da lui perfezionata
con la collaborazione di Grandis e Gattoni) e risolti i problemi
del finanziamento (con l’adesione, in un primo momento negativo,
della Francia all’impresa), soltanto nel 1857 l’ambizioso
progetto poté finalmente prendere l’avvìo.
Ma
già in precedenza Angelo Sismonda era stato incaricato di
studiare il tracciato migliore dal punto di vista geologico e
litologico: ed egli, come sempre avvalendosi del prezioso aiuto
del fratello Eugenio, aveva saputo prevedere con tanta esattezza
sia la situazione idrogeologica nelle viscere della montagna sia
la qualità delle rocce che si sarebbe incontrate che, durante l’esecuzione
dell’opera, nessun imprevisto dovuto alla natura del sottosuolo
si presentò ad ostacolarne o anche soltanto a ritardarne la
realizzazione. Anzi, l’opera che in origine era stata
programmata in ben 25 anni, venne invece sorprendentemente
realizzata in soli 13 anni.
E
questo non soltanto per l’accelerazione provocata dall’impiego
della perforatrice meccanica, ma anche per l’esattezza delle
previsioni dei Sismonda.
“Gli
studi dei Sismonda resero trasparente la montagna” fu
l’efficace commento dei giornali al momento dell’inaugurazione
della grandiosa opera.
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