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Confraternita
di San Bernardino
LAPIDE
FUNERARIA DI FRANCESCO BRAYDA
Da
"Stemmi a Corneliano"a cura del Comitato di Restauro
Chiesa della ss. Trinità "D'là dau Ri", 1994 Testo
di Giulio Parusso - Disegno e descrizione stemma di Giuseppe Croce |
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Storicamente
la famiglia più importante per la Corneliano medioevale fu quella
dei De Brayda che ne ebbe la signoria per quasi quattro secoli.
Lo stemma della famiglia è
ricordato e riprodotto su una lapide marmorea, un tempo infissa
nel pavimento (in San Bernardino o nella vecchia parrocchiale
demolita? N.d.R.) e ora murata in una parete della chiesa di San
Bernardino che, con la data del 1608, celebra uno degli ultimi dei
Signori di Corneliano: Francesco Brayda (o De Brayda), deceduto in
quell'anno.
Mons. Francesco Agostino Della
Chiesa, nel suo volume "Corona Reale di Savoia" edito
nel 1655 e ristampato nel 1777, così descrive lo stemma di questa
nobile famiglia, originaria della antica Brayda (Bra), ma già
presente in Alba con un console nel 1179: "Tre cheveroni
azzurri in campo di argento". |

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Stemma
antico e ricco di nobiltà, oggi adottato dal borgo albese
di S.Lorenzo per partecipare alla Giostra delle Cento Torri.
Non si vuole ripercorrere qui tutta la storia di Corneliano,
ma solo ricordare che nel 1262 Guglielmo De' Brayda, figlio
del "dominus" Oberto di Alba ottenne, a garanzia
di un mutuo
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Lapide
funeraria di Francesco De Brayda (1608), murata nella parete
della chiesa di San Bernardino, era un tempo nel pavimento;
per questo risulta logorata dallo scalpiccìo dei fedeli. |
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di
345 lire di Asti concesso al conte Carlo di Provenza, il
castello e la villa di Corneliano con tutti i diritti di
fodro, banno, decime, rendite, diritti di caccia. Guglielmo
andò subito al possesso potendo esigere le tasse ancora
spettanti al conte. Il mutuo non venne restituito e su
Corneliano iniziò la signorìa dei de Brayda.
Alba chiese aiuto
ad Asti, con la pace del 1276, per recuperare il territorio e il
castell9o di Corneliano, ma nel 1277 troviamo i De Brayda con il
castello di Corneliano a fianco di Carlo d'Angiò contro Asti e il
27 gennaio 1280 Pietro De Brayda si vedeva riconfermata la
signorìa di Corneliano con tutti i diritti; signorìa confermata
nel 1303, il 28 settembre, nell'atto di sottomissione della città
di Alba a Carlo II d'Angiò.
Nel 1368 (e
lo sappiamo dall'elenco dotale di Valentina Visconti sposa a
Lionello di Clarence) signore di Corneliano, paese con
castello fortificato e rocca munitissima, era Simone de
Brayda. L'atto più importante fu compiuto il 3 febbraio
1416: Pietrino e Giorgino De Brayda, signori di Corneliano,
approvano, ratificano ed omologano gli Statuti che una
commissione presieduta da Gioachino De Brayda con Sismondo
de Sismonda, Odino Enfangato, Giacomino Bolla, Obertino
Niello, Antonio Coppa ed Anselmo Frea, aveva iniziato a
compilare il 3 aprile 1415.
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Nel
1448 una parte del feudo di Corneliano venne venduto al dominus
Antonio Romagnano, conte di Pollenzo, la cui casata ne conservò
il possesso sino alla fine del 1700. Le cessioni di Corneliano
continuarono per tutto il '500; nel 1517 una parte del feudo venne
ceduta a Daniele Malabayla che nel 1512 aveva comperato il feudo
di Canale da Giorgio Roero. Ormai i De Brayda vendevano dodicesimi
di feudo a chi aveva denari. Nel 1532 Tommaso De Brayda era ancora
padrone di tre parti e mezza e vendeva ancora nel 1534 a Paolo e
Pietro Cerrato; nel 1552 a Francesco Ponsiglione; nel 1576 a
Daniele Cacherano e nel 1608 moriva, come già detto, l'ultimo
"dominus" di Corneliano.
Con
i Savoia i feudi erano oggetto di mercato: nel 1659 con il titolo
di conte lo acquistavano i Castelli; nel 1695 i Mathis; nel 1740
ne acquistava 3/17 Giuseppe Agostino Martina da Saluzzo, sino al
1793, 16 febbraio, quando veniva investito del feudo Giuseppe
Maria Giovanni Pasero, figlio di Carlo Giacinto investito nel
1766, che per l'eredità avuta dal padre Manfredo nel 1757, era
diventato signore di Corneliano. |
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STEMMA
DELLA CASATA DE BRAYDA
(O
DE BRAIDA):
Descrizione
dell'arma: d'argento a tre scaglioni d'azzurro. Cimiero: la figura
della Fortuna, nascente. Motto: "Bien faire passe tout". |
Poi
arrivò la rivoluzione francese, scese Napoleone, i Savoia
fuggirono in Sardegna e con la restaurazione anche le investiture
cambiarono. |
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Disegno
tratto dalla lapide funeraria, riprodotto dall'ing. Botto Micca e
interpretato dal prof. Federico Eusebio: "Arma
dell'illustre et molto potente signor Conte Francesco Brayda de'
Signori di Corneliano et Podestà di Bagnasco" (riv. Alba
Pompeia, 1910) |
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