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altre scoperte una a Tortona e l'altra a Sant'Albano Stura.
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L'epigrafe comprende
un vero e proprio stato di famiglia il cui testo, integrato, è il
seguente:
Lucio
Caesio,
Spuri filio
patri
Geminiae
Quintae. Luci filiae
matri
Marco
Caesio, Luci filio, fratri
Quinto
Caesio, Luci filio, fratri
Lucio
Caesio, Caii filio, filio
Caesiae
Secundae, Caii filiae
viventi
Muciae, Marci filiae, Rufae, uxori
Caius
Caesius, Luci filius, (tribù) Pollia
testamento
fieri iussit
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La traduzione:
"Caio Cesio, figlio di Lucio, iscritto alla tribù Pollia,
con suo testamento fece erigere (questa tomba) al padre Lucio
Cesio, figlio di Spurio, - alla madre Gemina quinta, figlia di
Lucio, - al fratello Marco Cesio, figlio di Lucio, - al fratello
Quinto Cesio, figlio di Lucio, - alla figlia Cesio Seconda, figlia
di Caio, - alla moglie, ancora vivente, Macia Rufa, figlia di
Marco".
La tradizione
locale accenna a anche a rinvenimenti di resti scheletrici, ma non
è sicura. La manomissione delle tombe risale con tutta
probabilità ai tempi delle invasioni barbariche; e forse in
quell'occasione la lapide, rimossa dalla sede primitiva, scivolò
in basso, lungo i fianchi della collina.
Mancano
nell'iscrizione, elementi che permettano di stabilire con
precisione la data del monumento. Ma l'eleganza classica
dell'esecuzione, l'alfabeto impiegato nell'epigrafe, i cui
caratteri corrispondono a quelli in uso nel periodo aureo
dell'epigrafe latina, la forma a pieno circolo delle lettere O e
Q, lo sviluppo molto accentuato dell'appendice della stessa
lettera Q, l'accurata interpunzone a mezz'altezza che separa le
singole parole, lo stile della decorazione floreale nei fregi in
bassorilievo, sono elementi che nel complesso ci permettono di
assegnare con sicurezza l'età del monumento al primo secolo
dell'impero, e con molta probabilità alla prima parte di esso,
durante la denominazione degli imperatori di casa Giulia, da
Augusto a Nerone.
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