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LA LAPIDE SEPOLCRALE ROMANA DELLA FAMIGLIA DI CAIO CESIO

Estratto da:  Oreste Scarzello Il monumento sepolcrale romano della famiglia di Caio Cesio - Alba 1957. Ristampa a cura della Pro loco di Corneliano, Corneliano 1975

 

La lapide funeraria della famiglia di Caio Cesio fu rinvenuta il 9 aprile 1875 in una vigna di proprietà del Cav. Pietro Pasquero, in località Chicchivello o Cuccovello (zona Pesio) da alcuni operai intenti a lavori di scasso agricolo. Si trovava ad una profondità di circa tre metri, coricata e rovesciata con la parte inscritta rivolta in basso. Fu trasportata nella casa del proprietario, dove è stata conservata dai discendenti fino al traferimento al museo Federico Eusebio di Alba nel gennaio del 1983.

Le dimensioni del pregevole reperto archeologico sono ragguardevoli: altezza m. 2,70; larghezza m. 0,90; spessore m. 0,32. Inferiormente pesenta uno zoccolo alto m. 0,70 che, come dente di incastro, doveva essere infisso  in un blocco di muratura o di calcestruzzo per assicurarne la stabilità. La parte emergente, alta due metri, è accuratamente levigata, scolpita in rilievo ed inscritta nella facciata anteriore: mentre le facce laterali e quella posteriore sono semplicemente spianate a scalpello, senza levigatura.

L'interesse al ritrovamento tra gli studiosi fu notevole:la gens Caesia, di origine antichissima e patrizia, fu una delle famiglie più in vista di Roma antica: E' ricordata nelle monete consolari e in numerosi monumenti archeologici. Tuttavia il nome Caesius è poco frequente nell'Italia settentrionale: infatti in tutto il Piemonte, oltre alla lapide cornelianese, se ne conoscono sole due 

    Nella foto: la lapide originale ancora conservata in casa

    Pasquero (via Sismonda). Dopo il suo trasferimento

    al museo F.Eusebio di Alba, è stata sostituita con una

    copia.

altre scoperte una a Tortona e l'altra a Sant'Albano Stura.

L'epigrafe comprende un vero e proprio stato di famiglia il cui testo, integrato, è il seguente:

 

Lucio Caesio, Spuri filio 

patri 

 Geminiae Quintae. Luci filiae

 matri 

 Marco Caesio, Luci filio, fratri 

 Quinto Caesio, Luci filio, fratri 

 Lucio Caesio, Caii filio, filio

 Caesiae Secundae, Caii filiae

 viventi Muciae, Marci filiae, Rufae, uxori 

 Caius Caesius, Luci filius, (tribù) Pollia

 

  testamento fieri iussit

 

La traduzione: "Caio Cesio, figlio di Lucio, iscritto alla tribù Pollia, con suo testamento fece erigere (questa tomba) al padre Lucio Cesio, figlio di Spurio, - alla madre Gemina quinta, figlia di Lucio, - al fratello Marco Cesio, figlio di Lucio, - al fratello Quinto Cesio, figlio di Lucio, - alla figlia Cesio Seconda, figlia di Caio, - alla moglie, ancora vivente, Macia Rufa, figlia di Marco".

La tradizione locale accenna a anche a rinvenimenti di resti scheletrici, ma non è sicura. La manomissione delle tombe risale con tutta probabilità ai tempi delle invasioni barbariche; e forse in quell'occasione la lapide, rimossa dalla sede primitiva, scivolò in basso, lungo i fianchi della collina.

Mancano nell'iscrizione, elementi che permettano di stabilire con precisione la data del monumento. Ma l'eleganza classica dell'esecuzione, l'alfabeto impiegato nell'epigrafe, i cui caratteri corrispondono a quelli in uso nel periodo aureo dell'epigrafe latina, la forma a pieno circolo delle lettere O e Q, lo sviluppo molto accentuato dell'appendice della stessa lettera Q, l'accurata interpunzone a mezz'altezza che separa le singole parole, lo stile della decorazione floreale nei fregi in bassorilievo, sono elementi che nel complesso ci permettono di assegnare con sicurezza l'età del monumento al primo secolo dell'impero, e con molta probabilità alla prima parte di esso, durante la denominazione degli imperatori di casa Giulia, da Augusto a Nerone.

 

Questa pagina è stata aggiunta il 23 giugno 2005