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| Corneliano
d'Alba, che ha dato nel secolo XIX i natali a due fra i
più chiari scienziati nel campo nazionale e
internazionale quali Angelo ed Eugenio Sismonda, ha visto
nella seconda metà di quel secolo e nella prima metà del
XX, numerosi suoi figli coronare con il titolo accademico
la fatica di lunghi anni di studio, non soltanto
raggiungendo con la laurea un ambito premio, ma onorando
con questa la propria famiglia e il proprio paese.
Fra tutti
questi il prof. Scarzello rappresenta il primo caso di
laurea in lettere e filosofia, rafforzata dalla frequenza
del Corso di Istruzione Superiore a Firenze.
Nato a
Corneliano d'Alba il 16 ottobre 1884, il prof. Oreste
Scarzello vi morì il 19 ottobre 1954. In questi
settant'anni di esistenza, egli spese tutta la sua
attività a favore dei giovani che lo ebbero maestro a
Chieti, Novara e Cuneo.
Versato in
tutte le materie letterarie, Scarzello mostrò una |

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particolare
predilezione per la letteratura classica, la storia e l'archeologia.
Ed a queste materie infatti egli si dedicò particolarmente. In
gioventù collaborò fattivamente col prof. Federico Eusebio di Alba
alla raccolta e alla classificazione dei reperti archeologici dell'Albese,
da cui fu possibile, per la prima volta, delineare una sicura
fisionomia dell'antica storia della nostra zona. Alcune sue
pubblicazioni segnano un'orma profonda nel campo archeologico.
Alcuni titoli fra i suoi lavori:
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Le carte dell'Archivio Capitolare di Santa Maria di Novara (in
collaborazione con Morandi e Leone);
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Il Museo Lapidario della Canonica e gli antichi monumenti epigrafici
di Novara;
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I monumenti epigrafici del Museo del Broletto;
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Il Museo Lapidario della Canonica di Novara e la lapide di Caio
Valerio Pansa;
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Antichità preistoriche e romane della provincia di Cuneo;
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Corneliano, Piobesi, Monticello d'Alba e Sommariva Perno negli anni
di guerra 1704-1708.
Come
si vede, questi lavori trattano argomenti strettamente legati a
Novara ed alla provincia di Cuneo: le due località dove Scarzello
ha esercitato il suo ufficio di insegnante. Il numero delle sue
pubblicazioni, data la vastità della sua cultura, sarebbe potuto
essere molto maggiore, se la sua potente autocritica non lo avesse
reso per lo più scontento ed insoddisfatto di ogni suo scritto col
timore di non aver fatto opera meritevole.
Autocritica
e timidità hanno impedito al prof. Scarzello di far valere appieno
tutte le sue capacità scientifiche, portandolo meritatamente ad una
cattedra universitaria: ciò che sarebbe stato di indubbio vantaggio
per il campo scientifico.
Visse
i suoi giorni con la mamma e la sorella; non si sposò; le sue
energie furono tutte per la scuola. Amava straordinariamente il
"sapere" e nell'umiltà sapeva farlo amare da tutti i suoi
alunni.
Una
domenica d'ottobre 1954, c'era stata la visita pastorale del vescovo
mons. Carlo Stoppa. Nel tardo pomeriggio, al chiudersi della
giornata, il Vescovo conversava nella sala del Parroco, attorniato
da un gruppo di Cornelianesi, invitati ad un modesto ricevimento
presente anche il prof. Scarzello. Egli, che era seduto su di una
sedia, d'un tratto fu visto incurvarsi in avanti, tremante;
balbettò qualche incomprensibile parola. Fu soccorso prima che
cadesse e fu disteso sul letto del Parroco: non si riprese più e fu
subito coma, per emorragia cerebrale. Spirò nella sua casa di via
Torino - ove era stato trasportato - dopo oltre trenta ore di
agonia.
Egli
seppe avvicinarsi alla morte in modo tranquillo e sereno, poiché fu
intimamente religioso. Assisteva alle funzioni inginocchiato nel
coro, al lato sinistro; oppure nella sua sedia posta a destra della
prima navata posta dal lato destro della nostra chiesa parrocchiale.
La sua grande fede gli fece sempre apparire la morte come un
semplice ineluttabile trapasso dalla vita terrena a quella celeste,
là dove egli avrebbe potuto ricongiungersi eternamente con i suoi
cari che l'attendevano. Egli credette in Dio e in Dio morì.
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