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Cornelianesi illustri

ORESTE SCARZELLO

 

Fonti: Augusto Botto Micca, bollettino parrocchiale dic. 1954 riproposto su "la chiacchiera" - pubblicazione della pro loco di Corneliano - n. 1 febbraio 1995

e: Cesare Balbo, "la chiacchiera"  n. 5 ottobre 1986

 

Corneliano d'Alba, che ha dato nel secolo XIX i natali a due fra i più chiari scienziati  nel campo nazionale e internazionale quali Angelo ed Eugenio Sismonda, ha visto nella seconda metà di quel secolo e nella prima metà del XX, numerosi suoi figli coronare con il titolo accademico la fatica di lunghi anni di studio, non soltanto raggiungendo con la laurea un ambito premio, ma onorando con questa la propria famiglia e il proprio paese.

Fra tutti questi il prof. Scarzello rappresenta il primo caso di laurea in lettere e filosofia, rafforzata dalla frequenza del Corso di Istruzione Superiore a Firenze.

Nato a Corneliano d'Alba il 16 ottobre 1884, il prof. Oreste Scarzello vi morì il 19 ottobre 1954. In questi settant'anni di esistenza, egli spese tutta la sua attività a favore dei giovani che lo ebbero maestro a Chieti, Novara e Cuneo. 

Versato in tutte le materie letterarie, Scarzello mostrò una

particolare predilezione per la letteratura classica, la storia e l'archeologia. Ed a queste materie infatti egli si dedicò particolarmente. In gioventù collaborò fattivamente col prof. Federico Eusebio di Alba alla raccolta e alla classificazione dei reperti archeologici dell'Albese, da cui fu possibile, per la prima volta, delineare una sicura fisionomia dell'antica storia della nostra zona. Alcune sue pubblicazioni segnano un'orma profonda nel campo archeologico. Alcuni titoli fra i suoi lavori:

- Le carte dell'Archivio Capitolare di Santa Maria di Novara (in collaborazione con Morandi e Leone);

- Il Museo Lapidario della Canonica e gli antichi monumenti epigrafici di Novara;

- I monumenti epigrafici del Museo del Broletto;

- Il Museo Lapidario della Canonica di Novara e la lapide di Caio Valerio Pansa;

- Antichità preistoriche e romane della provincia di Cuneo;

- Corneliano, Piobesi, Monticello d'Alba e Sommariva Perno negli anni di guerra 1704-1708.

Come si vede, questi lavori trattano argomenti strettamente legati a Novara ed alla provincia di Cuneo: le due località dove Scarzello ha esercitato il suo ufficio di insegnante. Il numero delle sue pubblicazioni, data la vastità della sua cultura, sarebbe potuto essere molto maggiore, se la sua potente autocritica non lo avesse reso per lo più scontento ed insoddisfatto di ogni suo scritto col timore di non aver fatto opera meritevole.

Autocritica e timidità hanno impedito al prof. Scarzello di far valere appieno tutte le sue capacità scientifiche, portandolo meritatamente ad una cattedra universitaria: ciò che sarebbe stato di indubbio vantaggio per il campo scientifico.

Visse i suoi giorni con la mamma e la sorella; non si sposò; le sue energie furono tutte per la scuola. Amava straordinariamente il "sapere" e nell'umiltà sapeva farlo amare da tutti i suoi alunni.

Una domenica d'ottobre 1954, c'era stata la visita pastorale del vescovo mons. Carlo Stoppa. Nel tardo pomeriggio, al chiudersi della giornata, il Vescovo conversava nella sala del Parroco, attorniato da un gruppo di Cornelianesi, invitati ad un modesto ricevimento presente anche il prof. Scarzello. Egli, che era seduto su di una sedia, d'un tratto fu visto incurvarsi in avanti, tremante; balbettò qualche incomprensibile parola. Fu soccorso prima che cadesse e fu disteso sul letto del Parroco: non si riprese più e fu subito coma, per emorragia cerebrale. Spirò nella sua casa di via Torino - ove era stato trasportato - dopo oltre trenta ore di agonia.

Egli seppe avvicinarsi alla morte in modo tranquillo e sereno, poiché fu intimamente religioso. Assisteva alle funzioni inginocchiato nel coro, al lato sinistro; oppure nella sua sedia posta a destra della prima navata posta dal lato destro della nostra chiesa parrocchiale. La sua grande fede gli fece sempre apparire la morte come un semplice ineluttabile trapasso dalla vita terrena a quella celeste, là dove egli avrebbe potuto ricongiungersi eternamente con i suoi cari che l'attendevano. Egli credette in Dio e in Dio morì.

 

Questa pagina è stata aggiunta il 2 luglio 2005