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LA VECCHIA PARROCCHIALE   

 

Sito dell'antica Parrocchiale di Corneliano

Nella foto in alto, il particolare della planimetria che l'arch. Nicola Gallina disegnò nel 1741, nella prospettiva della costruzione della nuova parrocchiale di Corneliano che, secondo il Gallina, sarebbe dovuta sorgere in piazza del Fossale (l'attuale piazza Cottolengo) al posto della cappella dei Santi Sebastiano e Rocco (ora scomparsa) e cioè all'incirca all'altezza tra l'attuale via Sismonda e l'arco. Nel particolare sono schematicamente delineate, da sinistra: la chiesa di S.Elisabetta, l'antica Parrocchiale e la chiesa di S.Bernardino alla quale la Parrocchiale era addossata. Le scritte sulla planimetria, inesistenti sull'originale, sono state aggiunte per facilitare la comprensione. 

Nicola Gallina di Alba era stato chiamato dal Consiglio comunale ad effettuare un sopralluogo nella vecchia Parrocchiale allo scopo di valutarne lo stato di salute, il suo restauro o sostituzione con una nuova chiesa. La lettera, che accompagnava la summenzionata planimetria, datata 9 gennaio 1741, dà importanti notizie circa la struttura del sacro edificio: "... L'architettura della chiesa è delle più ordinarie che anticamente si praticassero, sproporzionata nelle altezze e larghezze, irregolari il coro e la sacrestia, con una porticata rustica angusta e bassa davanti all'ingresso maggiore senza volta o soffitto in modo che si vede l'ossidezza del coperto". L'edificio visitato dall'architetto Gallina era a tre navate irregolari nelle altezze e larghezze, probabilmente per adattarsi alla tipologia del terreno collinare sulla quale era edificata, con portico senza volta e pilastri in muratura a vista. 

La lettera prosegue dando notizie precise delle dimensioni: "... la navata di mezzo è di altezza 2 trabucchi e 1 piede (6 metri e mezzo circa), la navata laterale destra è in altezza di 1 trabucco e 4 piedi (4 metri e mezzo circa), la navata di sinistra in altezza di 1 trabucco e 5 piedi (quasi 5 metri) di modo che sono tutte discordanti e senza uniformità di larghezza; cinque delle cappelle laterali sono interdette". Un altro dato importante circa l'estensione dell'edificio è annotato dall'architetto nel punto cinque: "La superficie della chiesa secondo la misura fatta dal signor Agrimensore Balbis è di 15 Tav. ed i passaggi comunicanti con la chiesa sono 10 Tav. ed un piede". Circa la collocazione del campanile non si hanno notizie.

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Da: Mons. Vincenzo Calliano, "Trionfo Eucaristico" - numero unico - 3 agosto 1924

 

Dalla relazione della visita pastorale fatta da Mons. San Martino, vescovo di Asti, del 7 giugno 1744 risulta che la vecchia parrocchiale aveva dieci altari. Tuttavia, come appare dagli atti della visita, era situata in luogo assai ripido "in asperrimo loco posita" cosicché al popolo, specialmente d'inverno, tornava molto disagevole l'accesso. Inoltre, per la sua ristrettezza, non poteva contenere più tutti i fedeli. Era poi talmente oscura e delabrata che, anche con una fortissima spesa, non poteva più essere restaurata e decorosamente adattata al culto. Ond'è che il predetto Mons. San Martino ordinò, sotto pena d'interdetto, che la vecchia chiesa fosse demolita a che, al più presto possibile, un'altra se ne fosse fabbricata in luogo più comodo e ampio, cioè in piazza (in platea).

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Da: Walter Accigliaro, "Tra architettura ed Arte" - Cuneo 1991 pagg. 52-53-54

Dell'antica chiesa parrocchiale di Corneliano, si conservano ancora due pregevoli sculture. Quella di maggior vetustà è l'altorilievo in pietra raffigurante San Nicola (foto sotto), infisso nel prospetto del campanile di San Bernardino (costruito nel 1802). L'altra è l'acquasantiera in marmo biancastro, ora nella parrocchiale settecentesca dei Santi Gallo e Nicolò.

Il culto di San Nicola di Mira o di Bari si diffuse in Occidente principalmente a partire dal periodo imperiale di Ottone II (973-983), la cui moglie Teofano era bizantina e - si sostiene - "legata" in particolare alla devozione del Santo. Questi nacque a Patara nella Licia (Asia minore sud-occidentale) agli inizi del IV secolo e fu Vescovo di Mira, ove morì verso il 350. Il suo corpo, trafugato, venne trasportato a Bari (ove si iniziò la costruzione della nota basilica) nel 1087. La leggenda narra varie vicende molto suggestive della sua vita ed è venerato protettore dei fanciulli e della navigazione. Nell'opera scultorea cornelianese (alt. cm. 78) il Santo, secondo la tradizione iconografica, è raffigurato in abiti vescovili e reca la propria identità in un'epigrafe:

 "S NICOLAVS". Federico Eusebio, un suo scritto sugli Statuti di Corneliano, definisce questa scultura di tipo bizantino , senza addurre alcun riferimento o nota particolare. In effetti non vi si ravvisa  alcuna affinità con sculture tardo-romaniche nell'Albese, se non si sposta il confronto almeno nell'ambito della provincia cuneese, ad esempio con talune figurazioni  in pietra della Val Maira.

Sono indicabili in tal senso gli altorilievi (pubblicati da Luigi Massimo) del XIII o XIV secolo, raffiguranti San Pietro e San Paolo nella parrocchiale di Paglieres e la perduta statua di

San Massimo a Marmora. Ma si evidenziano talune diversità di linguaggio plastico e considerevoli difformità di contesto socio-culturale. L'autore del San Nicola di Corneliano è piuttosto da indicarsi in un lapicida di probabile formazione o ascendenza lombardo-emiliana, attivo qui alla fine del XIII secolo. L'influsso bizantino è peraltro ancora vagamente presente soprattutto nella severità ieratica dlla posa, ma non vi mancano neppure una certa grevità di derivazione tardo-romanica e certa sobria durezza di linguaggio popolaresco.

Successiva è invece la pregevole acquasantiera marmorea, collocata all'ingresso dell'odierna parrocchiale barocca (foto a destra). Nel Trecento Corneliano è feudo dei de Braida (ecclesiasticamente  nell'ambito della diocesi di Asti) ed è di questo secolo uno dei primi documenti che citano espressamente la chiesa cornelianese. Da tale documento astigiano  del 1345 risulta che la chiesa, già dedicata ai Santi Nicola e Gallo, è con altre vicine dipendente della pieve di San Pietro di Piobesi. L'acquasantiera trecentesca (alt. cm. 121) è contraddistinta dal catino in marmo biancastro, decorato sul bordo esterno da gocce incise ed esternamente caratterizzato da quattro teste umane, sporgenti in altorilievo. Il catino, che non presenta alcuna iscrizione, è sostenuto da un disadorno fusto cilindrico di pietra. Di difficile individuazione è l'identità delle quattro teste, collocate in posizione assiale rispetto al centro

della pila dell'acqua santa.

 

Sopra: l'acquasantiera e, a sinistra, i particolari delle quattro teste scolpite.

 

Due sono soltanto indicabili come una figura maschile ed una femminile sorridente (Santi?); per le rimanenti è ipotizzabile, con qualche probabilità, l'identificazione con i Santi titolari Nicola e Gallo. San Nicola si può riferire forse al viso attempato con barba e copricapo ragguardevoli; San Gallo è con più approssimazione identificabile nel capo barbuto che reca l'acconciatura fratina dei capelli, con croce incisa nella chierica. Questo Santo (nato in Irlanda fra il 532 ed il 550, morto ad Arbon in Svizzera fra il 627 ed il 645), fu discepolo di San Colombano e si fece monaco nel monastero di Bangor (Irlanda del nord). Accompagnò poi San Colombano in Inghilterra e di là in Gallia, dove prese dimora con il suo maestro nel monastero di Luxeuil. Scacciato per volere di Teodorico, dopo varie peripezie fondò presso il lago di Costanza un eremo che doveva poi diventare il celebre monastero di San Gallo.

L'identità dell'autore non ci è nota e l'opera scultorea risente degli effetti di transizione tra qualche elemento tardo-romanico ed il gotico. Data anche l'impossibilità di raffronti  con noti documenti plastici similari nella provincia cuneese, si può indicare come riferimento-limite precedente la pila per l'acqua santa nel duomo di Asti datata 1259 e quali attestazioni già più tarde e raffinate: capitelli nella parrocchiale di Viatosto (AT) e nella chiese astese di San Secondo, nonché il capitello nel portico interno del castello di Monteu Roero, opere già del XIV secolo inoltrato.

L'acquasantiera di Corneliano (forse pervenutaci incompleta) ha un'impostazione sobria e di compostezza equilibrata, alla stregua di un corposo capitello per un forte pilastro rotondo. E' probabilmente opera di uno scultore piemontese, lavorante nella diocesi astigiana nella prima metà del XIV secolo. Reminescenze di grevità tardo-romanica ed anche taluni espedienti sbrigativi contraddistinguono il modellato di questa scultura che però rivela, soprattutto nella linearità e ricercatezza espressiva dei volti, l'avvento del gotico.

 

Questa pagina è stata aggiunta il 16 maggio 2005