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Il dipinto con l’Angelo
custode e S. Lucia ( sec. XVIII - cm. 110 x 160) è collocato sull’altare laterale
destro, dedicato alla giovane martire protettrice della vista, dei
ciabattini e degli elettricisti, il cui culto è piuttosto diffuso nel
Roero.
La rappresentazione devozionale
dell’Angelo custode, tipica espressione della Chiesa controriformista,
precede in quest’opera l’immagine di una santa «tradizionale», di
remota capacità salvifica. D’altra parte lo stesso titolo principale
della cappella, alla Ss. Trinità (a cui era pure dedicato un altare
nell’antica parrocchiale cornelianese) costituisce uno dei più
espliciti simboli del mistero della fede. Tant’è che per Franco
Ramella ed Angelo Torre «il culto della Santissima Trinità sembra
possedere una maggiore capacità di integrarsi in una devozionalità
tradizionale pur profilandosi nettamente i contenuti catechistici». Per
quanto riguarda la figura di S. Lucia, già Dante Alighieri ne fece il
simbolo della grazia illuminante e si definì «suo fedele». Le due
immagini devozionali sono rappresentate nel dipinto cornelianese in
posizione eretta, ma con atteggiamenti mossi.
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