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elemento di normalizzazione» accostando ad una figura
tradizionale della religiosità laicale quella di un Santo di
recente ma già ben noto e consolidato culto controriformato.
In questo
senso appare illuminante lo studio di A.Torre (1995), che fa ampi
riferimenti anche a Corneliano.Alcune verifiche nell'archivio della Curia di
Asti hanno inoltre consentito di accertare che la Confraternita
dichiarava fin dal 1585 di avere accettato la regola di san Carlo (Visitatio
Ap. lica Epi. Sarsinatem. 1585, in Archivio Storico Curia di Asti,
Arm. 2, Vol. II, c. 594 v.). Di particolare significato per il dipinto
è poi la notizia che nel 1620 si era avuta l'aggregazione
all'Arciconfraternita della Madonna del Gonfalone di Roma, elemento
questo che costituisce un termine importante rispetto all'iconografia e
alla datazione dell'opera (Visitatio Ep. Rotarii 1662, in Arch.
cit., Arm. 2, Vol. XII, c. 852).
La qualità del dipinto - resa anche più
elevata dalla non comune tecnica della tempera su tela - è estremamente
alta, ed è ribadita dall'abile gioco pittorico che rende tutta la scena
la riproduzione fittizia - appunto - di un gonfalone contro lo sfondo
del cielo.
Sembra verosimile che il quadro sia uscito
dalla bottega del Molineri intorno al 1620-25, con l'intervento diretto
dell'artista. In questa direzione vanno riferiti gli accostamenti
evidenti con pale databili ad un periodo abbastanza precoce
dell'attività saviglianese del Molineri, quali la Madonna con san
Giuseppe e san Carlo Borromeo in Santa Maria della Pieve (scheda n. 11)
e soprattutto la cosiddetta «Madonna della treccia» (Madonna con i
santi Pietro, Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Santo Vescovo)
al Museo Civico di Savigliano, di autografia non sicura (A. Olmo, 1978,
pp. 194-7).
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