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LA STORIA
Il
Palazzo del Comune di Corneliano, o Casa della Comunità come
veniva chiamato nel '600 e nel '700, non era in origine situato
sulla piazza principale del paese, ma in un altro edificio,
forse a metà collina dove si trovava la maggior parte del paese
con la chiesa ed il cimitero. Con il passaggio del paese sotto
il dominio dei Savoia, si pose il problema della Casa della
Comunità e la stessa viene ricordata come esistente in un
documento del 1620. Solo nella seconda metà del 1700 la Casa
della Comunità fu trasferita sulla piazza principale e nel 1769
si acquistò una casa dagli eredi del fu Gerolamo Roberti per
adibirla a sede del Comune.
Nell'archivio
comunale sono conservati due documenti: uno del 1579 e l'altro
del 1583 in cui, come sede di atti pubblici, viene indicato il
coro della chiesa parrocchiale, quella cioè esistente all'epoca
a metà collina presso la Confraternita di San Bernardino.
Quando nel 1748
si pose mano alla costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale,
che fu ultimata nel 1760, si pose il problema di trasferire
sulla piazza principale anche la sede del Comune. Ma la casa
acquistata a tale scopo era però malandata e necessitava di
restauri consistenti. Pertanto fu incaricato l'architetto Marco
Tommaso Bertoglio di Torino, di predisporre un progetto generale
di restauro, presentato il 14 agosto 1770.
Il
Consiglio comunale, riunito il 5 luglio 1771, approvò
l'abbattimento della vecchia
casa e la realizzazione di quella nuova: i lavori sarebbero
durati tre anni e la spesa
sarebbe stata di 6000 lire regie. Ma alcuni proprietari
presentarono ricorso presso le competenti autorità, sostenendo
che la somma da spendere era troppo elevata e che nella
loro qualità di contribuenti temevano che il Comune avrebbe
imposto nuove tasse; sostenevano inoltre che vi era anche la
necessità di completare il campanile della nuova chiesa
parrocchiale e dotarlo di campane.
Il
ricorso fu accettato e la risoluzione del Consiglio fu sospesa;
al Sindaco fu ordinato dalla superiore autorità (l'Intendente
di Sua Maestà nella città di Alba) di far eseguire entro otto
giorni una perizia per stabilire quali parti della casa fossero
pericolanti e di far riparare solo queste, sostenendo una spesa
massima di 750 lire.
Il
Consiglio, nella riunione 16 settembre, deliberò un
contro-ricorso dove motivò l'assoluta convenienza
all'abbattimento e alla nuova costruzione rispondendo punto per
punto alle motivazioni contrarie denunciate dai proprietari.
Tuttavia, in obbedienza a quanto imposto, fu nominato un perito
nella persona dell'ingegner Lorenzo Bergui, misuratore della
città di Alba. In tale perizia, redatta in data 18 maggio 1772,
il Bergui sostenne le ragioni del Consiglio, affermando che
della vecchia casa al massimo poteva essere recuperata una sola
sala al piano terreno e che tutto il resto era così fatiscente
da minacciare il crollo.
Ma
la controversia non si sbloccò: tra lettere, proteste, ricorsi
e contro-ricorsi, si andò avanti per oltre dieci anni senza
nulla concludere.
Verso
la fine del 1784 il Consiglio diede nuovamente incarico
all'architetto Bertoglio di predisporre un progetto definitivo,
tenendo conto del precedente ma anche di ulteriori acquisti di nuove case
confinanti con quella del Comune nel frattempo intervenuti. Il
progetto fu redatto l'11 aprile 1785.
Furono
diversi i capimastri che presentarono i loro preventivi per
aggiudicarsi la costruzione dell'opera. Finalmente il 19 giugno
1785, sindaco Giuseppe Botto e consiglieri Giovanni Antonio
Rossano, Benedetto Bergadano, Giovanni Tommaso Cagna, Francesco
Antonio Ciriata con la presenza del notaio Giovanni Sismonda
vicepodestà di Piobesi, essendo assente il notaio Pallavanti
podestà di Corneliano, deliberò di affidare l'incarico di
costruire il nuovo Palazzo Comunale al capomastro Giovanni
Pozzio di Cherasco alle condizione poste e cioè: preventivo di
lire 6.450 da pagarsi in cinque anni a partire dal momento
dell'inizio dei lavori. A norma di contratto stipulato il 6
agosto 1785 in Alba presso l'ufficio dell'Intendente Conte
Callandra di San Germano, i lavori dovevano terminare entro il
1787.
Malgrado
il contratto fosse molto particolareggiato e prevedesse tutta
una serie di clausole e tanti impegni da parte del Pozzio, la
costruzione della Casa del Comune procedette tra mille
difficoltà, contestazioni e liti tra committente e capomastro.
Tanto che il 19 giugno 1787 l'appalto fu rilevato
dall'impresario Michele Passatore di Corneliano.
Il
6 maggio 1790 il Consiglio decise di mettere le
"gelosie" alle otto finestre della Casa comunale che
davano sulla pubblica piazza e di colorarle di verde, con
vernice ad olio, "da farsi con verderame, biacca e
gialdolivo", collocando anche i vetri con la legatura di
piombo.
Il
16 settembre dello stesso anno l'impresario Passatore comunicò
di aver concluso i lavori ed il Consiglio nominò l'architetto
Giovanni Battista Luisetto di Alba quale perito collaudatore; il
9 ottobre l'architetto presentò la relazione in cui dichiarava
che l'opera era stata eseguita a regola d'arte.
Il
nuovo Palazzo del Comune fu finalmente inaugurato il 18 novembre
1790 e dalla contabilità finale risulta che il costo totale fu
di 6.551 lire e 6 soldi.
Il
9 dicembre si spesero ancora 76 lire per comperare l'intera vestimenta
al serviente (usciere) comunale, Domenico Bruno, composta
di vestito, camicia, calze, calzetti e cappello. Come a dire:
Palazzo nuovo, usciere vestito a nuovo, per il decoro della
Comunità di Corneliano.
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