|
Nella
domenica del 23 novembre 1760 un'imponente processione scendeva
dalla strada di Lemonte. Scopo di tanta concentrazione di
popolo, di pie congregazioni, di autorità civili e religiose,
era il solenne trasporto del Santissimo Sacramento "dall'
Oratorio della veneranda Compagnia dei Disciplinanti sotto il titolo di San Bernardino" alla nuova chiesa
parrocchiale di Corneliano che da quel giorno, dopo dodici anni
di lavori, veniva ufficialmente aperta al culto. L'antica
parrocchiale, della cui origine non siamo attualmente a
conoscenza per mancanza di documenti, doveva però essere
talmente vecchia, malandata e pericolante da rendersi necessario
l'abbattimento senza attendere la disponibilità della nuova. Si
trovava addossata alla chiesa di S. Bernardino e in coerenza con
il cimitero. Poiché
le funzioni religiose furono provvisoriamente effettuate in S.
Bernardino a partire dal 1752, è lecito supporre che la
demolizione avvenne in quell'anno. Il sito libero venne occupato
con l'ampliamento del vecchio cimitero mentre la chiesa di San
Bernardino venne ampiamente rimaneggiata per adattarla allo
stile del tempo.
Pertanto,
attualmente, la chiesa o oratorio della Confraternita dei
Disciplinanti (“battuti”
bianchi) sotto il titolo di San Bernardino rimane il sacro
edificio più antico di Corneliano. La sua costruzione risale
alla seconda metà del ‘500 con reimpiego di mattoni romani.
Fortunatamente si conservano ancora le registrazioni contabili a
partire dal 1611 dalle quali se ne possono seguire
attendibilmente le vicissitudini.
Scopo
della Confraternita era l'esercizio della carità cristiana in
tutte le situazioni di umana sofferenza e di indigenza:
assistenza agli ammalati con particolare riguardo a quelli soli
al mondo; aiuto economico ai più miseri specialmente alle
vedove con figli a carico. La vita spirituale della
Confraternita era intensa: numerose le celebrazioni di sante
Messe, gli incontri di preghiera, la recita di salmi
penitenziali. Molti Cornelianesi ancora ricordano che fino agli
anni cinquanta si saliva al mattino di buon'ora nella chiesa
degli antenati - alle sei se d'inverno, alle quattro se d'estate
- per cantare lodi e leggere l’Ufficio.
Alle
esequie dei confratelli defunti partecipavano il Priore e gli
altri maggiorenti seguiti da una massiccia rappresentanza della
Confraternita con in testa il gonfalone, oltre a successive
copiose celebrazioni a suffragio della loro anima. Nei periodi
di massimo splendore non mancavano vantaggi non solo spirituali
anche per gli iscritti che trovavano nella Confraternita un
potente appoggio per altre umane necessità.
Tanta
importanza doveva trovare riscontro in una degna sede e il
retaggio dell'antica opulenza è ancora manifesto: oltre al
monumentale altare in legno dipinto e dorato, sono conservati al
sicuro i crocefissi, i due preziosi reliquiari contenenti parti
ossee dei Santi Gaudenzio e Fruttuoso, la pala d'altare con la
sua bella cornice, il pregevole leggìo in legno di squisita
fattura barocca, candelabri dorati e antichi mobili. Per non
parlare dei suggestivi "bastoni" alcuni dei quali
sormontati da lanterne in latta traforata (lanternoni), che i
confratelli usavano nelle processioni.
Particolare
molto interessante: nei secoli XVII e XVIII sovente nei libri
dei conti compaiono, tra le uscite, elargizioni a famiglie di
"herectici per il
ritorno alla santa fede". La frequenza di tali
elargizioni appare così insistente alla voce uscita, durante la
seconda metà del '600 e la prima metà del '700, da indurre a
ritenere che, nel tempo, una delle principali finalità della
Confraternita fosse quella di contribuire a porre argine alla
riforma protestante.
| Sino
a pochi decenni fa, la rappresentanza dei confratelli
alle processioni parrocchiali e ai cortei funebri era
ancora caratterizzata dal tipico abito della
Confraternita: un lungo saio bianco con doppio cordone
ai fianchi terminante in due grossi fiocchi dello stesso
colore. Il caratteristico cappuccio, non più calzato,
era lasciato penzolante sulla schiena. |

|
|