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LA CONFRATERNITA DEI DISCIPLINANTI O "BATTUTI BIANCHI"

SOTTO IL TITOLO DI SAN BERNARDINO

 

Virgilio Blardone, la Chiacchiera n. 2 aprile 2002 - inserto "Speciale la chiacchiera"

 

 

Nella domenica del 23 novembre 1760 un'imponente processione scendeva dalla strada di Lemonte. Scopo di tanta concentrazione di popolo, di pie congregazioni, di autorità civili e religiose, era il solenne trasporto del Santissimo Sacramento "dall' Oratorio della veneranda Compagnia dei Disciplinanti  sotto il titolo di San Bernardino" alla nuova chiesa parrocchiale di Corneliano che da quel giorno, dopo dodici anni di lavori, veniva ufficialmente aperta al culto. L'antica parrocchiale, della cui origine non siamo attualmente a conoscenza per mancanza di documenti, doveva però essere talmente vecchia, malandata e pericolante da rendersi necessario l'abbattimento senza attendere la disponibilità della nuova. Si trovava addossata alla chiesa di S. Bernardino e in coerenza con il  cimitero. Poiché le funzioni religiose furono provvisoriamente effettuate in S. Bernardino a partire dal 1752, è lecito supporre che la demolizione avvenne in quell'anno. Il sito libero venne occupato con l'ampliamento del vecchio cimitero mentre la chiesa di San Bernardino venne ampiamente rimaneggiata per adattarla allo stile del tempo.

Pertanto, attualmente, la chiesa o oratorio della Confraternita dei Disciplinanti  (“battuti” bianchi) sotto il titolo di San Bernardino rimane il sacro edificio più antico di Corneliano. La sua costruzione risale alla seconda metà del ‘500 con reimpiego di mattoni romani. Fortunatamente si conservano ancora le registrazioni contabili a partire dal 1611 dalle quali se ne possono seguire attendibilmente le vicissitudini.

Scopo della Confraternita era l'esercizio della carità cristiana in tutte le situazioni di umana sofferenza e di indigenza: assistenza agli ammalati con particolare riguardo a quelli soli al mondo; aiuto economico ai più miseri specialmente alle vedove con figli a carico. La vita spirituale della Confraternita era intensa: numerose le celebrazioni di sante Messe, gli incontri di preghiera, la recita di salmi penitenziali. Molti Cornelianesi ancora ricordano che fino agli anni cinquanta si saliva al mattino di buon'ora nella chiesa degli antenati - alle sei se d'inverno, alle quattro se d'estate - per cantare lodi e leggere l’Ufficio.

Alle esequie dei confratelli defunti partecipavano il Priore e gli altri maggiorenti seguiti da una massiccia rappresentanza della Confraternita con in testa il gonfalone, oltre a successive copiose celebrazioni a suffragio della loro anima. Nei periodi di massimo splendore non mancavano vantaggi non solo spirituali anche per gli iscritti che trovavano nella Confraternita un potente appoggio per altre umane necessità. 

Tanta importanza doveva trovare riscontro in una degna sede e il retaggio dell'antica opulenza è ancora manifesto: oltre al monumentale altare in legno dipinto e dorato, sono conservati al sicuro i crocefissi, i due preziosi reliquiari contenenti parti ossee dei Santi Gaudenzio e Fruttuoso, la pala d'altare con la sua bella cornice, il pregevole leggìo in legno di squisita fattura barocca, candelabri dorati e antichi mobili. Per non parlare dei suggestivi "bastoni" alcuni dei quali sormontati da lanterne in latta traforata (lanternoni), che i confratelli usavano nelle processioni.

Particolare molto interessante: nei secoli XVII e XVIII sovente nei libri dei conti compaiono, tra le uscite, elargizioni a famiglie di "herectici per il ritorno alla santa fede". La frequenza di tali elargizioni appare così insistente alla voce uscita, durante la seconda metà del '600 e la prima metà del '700, da indurre a ritenere che, nel tempo, una delle principali finalità della Confraternita fosse quella di contribuire a porre argine alla riforma protestante.

Sino a pochi decenni fa, la rappresentanza dei confratelli alle processioni parrocchiali e ai cortei funebri era ancora caratterizzata dal tipico abito della Confraternita: un lungo saio bianco con doppio cordone ai fianchi terminante in due grossi fiocchi dello stesso colore. Il caratteristico cappuccio, non più calzato, era lasciato penzolante sulla schiena.