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GIOVANNI
MERLO
Nacque a
Corneliano d’Alba nel 1917 da Giuseppe, ciabattino-contadino, e da
Maria Pasquero, casalinga. Era figlio unico ed all’età di
diciassette anni iniziò l’attività di barbiere presso la sua
abitazione, che si trovava in Via Umberto I, ora Via Cavagnolo, nella
casa che attualmente e proprietà della signora Olimpia Tarditi.
Era
un giovanotto di alta statura, muscoloso, capelli biondo-rossicci,
naturalmente socievole e scherzoso, benvoluto dai coetanei per la sua
spiccata giovialità.
A
vent’anni fu chiamato al servizio militare nel Corpo degli Alpini,
reparto di Artiglieria Alpina, e, nel 1939, allorchè ebbe terminato
il servizio militare invece di essere congedato e restituito alla
famiglia fu trattenuto in servizio, prevedendosi già lo scoppio della
seconda guerra mondiale.
Prestava
servizio a Cuneo e vi rimase sino alla primavera del 1942, poi fu
inviato in Russia con oltre centomila altri soldati.
Quella
campagna militare fu durissima ma le truppe italiane furono vittoriose
per tutti i mesi estivi ed i primi mesi autunnali.
Il
rigido inverno russo di quell’anno, iniziato con piogge e neve sin
dal mese di Novembre, fermò le nostre truppe sulla sponda destra del
fiume Don: nel mese di Dicembre di quell’anno i soldati italiani
furono circondati da un terribile gelo (anche – 40°) e dalle truppe
russe più abituate al freddo e decisamente meglio equipaggiate.
Fra
i soldati italiani c’erano oltre trenta giovani di Corneliano e, tra
questi il venticinquenne GIOVANNI
MERLO.
Il
mese di gennaio 1943, l’intenso gelo e l’impossibilità a ricevere
alimenti in modo sufficiente e continuo, costrinse i nostri soldati ad
una dura e micidiale ritirata, che durò oltre un mese tra indicibili
sofferenze e morti: durante la ritirata russa cadde l’80% delle
truppe italiane e, tra coloro che non fecero più ritorno, c’era
Giovanni Merlo che fu considerato disperso.
I
genitori del giovane, affettuosamente chiamati Pinotu e Marieta dai
concittadini, non si rassegnarono alla dura sorte dell’unico figlio,
lasciarono al loro posto tutte le cose che gli appartenevano, compreso
il banchetto da barbiere che era stato il suo luogo di lavoro, e
attesero per lunghi anni il ritorno del loro Giuanin tra le pietose
bugie dei compaesani e l’inutile illusione di un improbabile
ritorno.
Nel
1955, su proposta del maestro Cesare Balbo, si decise di intitolare la
Scuola Elementare ad uno dei giovani cornelianesi, che la guerra aveva
portato a morire lontano nei campi di battaglia, nei lager tedeschi o
dispersi nelle steppe russe.
La
scelta venne effettuata per sorteggio: tutti i nomi furono inseriti in
un contenitore ed un’alunna della classe quarta, Enrichetta Bertello,orfana
di guerra in quanto il padre, Carlo, era deceduto durante il
conflitto, fu incaricata di scegliere il nome.
Caso
volle che fosse estratto Giovanni Merlo, tra la commozione dei suoi
genitori, presenti alla intitolazione, e a quella dei parenti di tutti
i giovani che non sono più tornati, i quali videro perpetuarsi nella
scelta operata il ricordo dei loro cari.
Nella foto sotto: una
manifestazione fascista nel cortile delle scuole datata 1939
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