ANTONIO CESARE BALBO
(VITTIMA
DI GUERRA; CORNELIANO
D’ALBA 1929 – 1944)
Antonio
Cesare Balbo era un giovane come tanti del paese, apparteneva ad
una famiglia numerosa e povera che abitava in una casa situata
in Vicolo Trinità.
La
famiglia viveva in condizioni disagiate e tutti i figli
contribuivano con il loro lavoro a rendere meno pesante la vita
di ogni giorno.
Antonio
sapeva svolgere qualche attività agricola e imparava il lavoro
del calzolaio presso il piccolo laboratorio di Edoardo Boffa che
si trovava nello stabile della famiglia Artusio, in via Torino,
a pochi passi da casa sua. Quel giorno d'ottobre si era recato
con Boffa e il fratello Giacomo in località La Valle per
sbrigare alcuni lavori.
Nello
stesso luogo, in una cascina che avevano raggiunto in auto, si
erano riuniti alcuni sedicenti partigiani (repubblichini?)
provenienti da Baldissero, guidati da un certo Carlo. Verso
sera decisero di far ritorno in paese ma l’auto, priva di
benzina, non si avviò e così tutti si diedero da fare a
spingerla.
Antonio
ed il fratello Giacomo offrirono il loro aiuto.
Nel
frattempo in paese era giunto un altro gruppo di partigiani, di
quelli che veramente
avevano degli ideali grandi di libertà. Lo scopo del
loro arrivo era quello di incontrare i partigiani di Baldissero
e convincerli a smettere con le loro scorribande, che gettavano
cattiva luce sugli ideali della Resistenza.
Avendo
saputo che i primi stavano tornando in paese spingendo
un’auto, si nascosero e tesero un agguato in via Pesio
all’altezza del viottolo che conduce alle case Careglio (tra
la attuale casa Toschino e la casa Battaglino) e appena videro
l’auto cominciarono a sparare.
Antonio
Balbo, che stava spingendo l’auto all’altezza della ruota
posteriore destra, cadde colpito alla fronte da un proiettile
che ne causò la morte; suo fratello Giacomo fu ferito
a un ginocchio, un partigiano morì ed un altro ancora si
rifugiò nella cantina della famiglia Rosso (Bias) e
successivamente fu soccorso ed aiutato.
Subito
dopo la sparatoria, coloro che non avevano riportato danni
gravi si dileguavano
mentre
gli abitanti del luogo accorsero
per prestare
aiuto
ai feriti.
Fu
chiamato anche il Viceparroco, don
Toppino, che
dopo aver constatato
la morte di Antonio ebbe il
gravoso compito di informare i
familiari.
(Ricostruzione
effettuata tramite le testimonianze di persone diverse tra le
quali Rita Lurgo in Balbo e Francesco Pasquero).
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