Via A.Balbo 

(n.3 - estratto A)

Penultima a destra di corso Marconi verso Sommariva Perno dopo la via Levata.

Via Antonio Cesare Balbo esiste dal 1990; prima questo tratto di strada faceva parte di corso Marconi. 

Il Comune volle intitolare la via al giovane con la seguente motivazione: "Antonio Balbo viene considerato dalla popolazione  di Corneliano d’Alba il simbolo della giovinezza sacrificata alla crudeltà della guerra”.

 

ANTONIO CESARE BALBO

(VITTIMA DI GUERRA;  CORNELIANO D’ALBA 1929 – 1944)

Antonio Cesare Balbo era un giovane come tanti del paese, apparteneva ad una famiglia numerosa e povera che abitava in una casa situata in Vicolo Trinità.

La famiglia viveva in condizioni disagiate e tutti i figli contribuivano con il loro lavoro a rendere meno pesante la vita di ogni giorno.

Antonio sapeva svolgere qualche attività agricola e imparava il lavoro del calzolaio presso il piccolo laboratorio di Edoardo Boffa che si trovava nello stabile della famiglia Artusio, in via Torino, a pochi passi da casa sua. Quel giorno d'ottobre si era recato con Boffa e il fratello Giacomo in località La Valle per sbrigare alcuni lavori.

Nello stesso luogo, in una cascina che avevano raggiunto in auto, si erano riuniti alcuni sedicenti partigiani (repubblichini?) provenienti da Baldissero, guidati da un certo Carlo. Verso sera decisero di far ritorno in paese ma l’auto, priva di benzina, non si avviò e così tutti si diedero da fare a spingerla.

Antonio ed il fratello Giacomo offrirono il loro aiuto.

Nel frattempo in paese era giunto un altro gruppo di partigiani, di quelli che veramente   avevano degli ideali grandi di libertà. Lo scopo del loro arrivo era quello di incontrare i partigiani di Baldissero e convincerli a smettere con le loro scorribande, che gettavano  cattiva luce sugli ideali della Resistenza.

Avendo saputo che i primi stavano tornando in paese spingendo un’auto, si nascosero e tesero un agguato in via Pesio all’altezza del viottolo che conduce alle case Careglio (tra la attuale casa Toschino e la casa Battaglino) e appena videro l’auto cominciarono a sparare.

Antonio Balbo, che stava spingendo l’auto all’altezza della ruota posteriore destra, cadde colpito alla fronte da un proiettile che ne causò la morte; suo fratello Giacomo fu ferito  a un ginocchio, un partigiano morì ed un altro ancora si rifugiò nella cantina della famiglia Rosso (Bias) e  successivamente fu soccorso ed aiutato.

Subito dopo la sparatoria, coloro che non avevano riportato danni  gravi si dileguavano  mentre  gli abitanti del luogo accorsero  per prestare  aiuto   ai feriti.

Fu chiamato anche il Viceparroco, don   Toppino, che  dopo aver constatato  la morte di Antonio ebbe il  gravoso compito di informare i  familiari.

(Ricostruzione effettuata tramite le testimonianze di persone diverse tra le quali Rita Lurgo in Balbo e Francesco Pasquero).