Figlio minore del
marchese Michele Benso e della ginevrina Adele de Sellon, fu avviato alla
carriera militare che però fu compromessa dalla sua insofferenza alla
disciplina e dalle sue idee liberali.
Ciò
lo portò a dedicarsi con più impegno allo studio degli economisti classici e
dei politici francesi, integrò le sue conoscenze teoriche con viaggi e
soggiorni in Inghilterra, Francia e Svizzera ed in seguito si interessò dei
sistemi di conduzione aziendale e di produzione agricola ed industriale nonché
del sistema di governo parlamentare.
Concepì
in modo moderno le funzioni economiche della società capitalista, con- solidò
il suo patrimonio personale e quello della famiglia dedicandosi all’attività
finanziaria ed all’agricoltura.
Gradualmente
maturò un impegno politico che lo portò a farsi promotore di iniziative
quali l’apertura di scuole, banche, fabbriche, aziende agricole, ferrovie…
Eletto
deputato nel 1848, si segnalò per la profondità e l’efficacia dei suoi
interventi; adottò la politica del compromesso che divenne la sua
particolare caratteristica.
Nel
1850 fu nominato Ministro dell’Agricoltura, del Commercio e della Marina;
concluse trattati con Inghilterra, Francia e Belgio inserendo il Piemonte
nella sempre più vasta area europea di libero scambio.
Nel
1852 inviò soldati piemontesi in Crimea come alleati degli Anglo-francesi
guadagnandosi il diritto di sedere al tavolo della pace di Parigi e di far
presente la grave situazione italiana.
Non
potendo contare su un aiuto militare inglese, puntò sulla Francia stipulando
con Napoleone III uno spregiudicato trattato con il quale l’Austria
avrebbe dovuto pagare tutte le spese di un' eventuale guerra; ma lo stesso
documento sanciva anche più stretti legami tra il Piemonte e la Francia e
puntava all’unificazione dell’Italia settentrionale sotto il dominio dei
Savoia.
A
seguito del voltafaccia di Napoleone III, che aveva stipulato con l’ Austria
il Trattato di Villafranca (1859) si dimise ma fu richiamato nel 1860 quando
favorì l’impresa di Giuseppe Garibaldi (Spedizione dei Mille).
Consapevole
che un attacco allo Stato Pontificio avrebbe provocato la reazione di tutti
gli Stati cattolici, stipulò un nuovo accordo con Napoleone III, inviò
l’esercito nelle Marche e nell’Umbria, anticipò e controllò le mosse di
Garibaldi.
Nel
1861 si riunì a Torino il primo parlamento italiano e, non trovando validi
collaboratori, Cavour concentrò il potere nelle sue mani.
Morì
improvvisamente il 6 giugno 1861 senza poter risolvere i gravi problemi che il
Regno d’Italia, appena nato, imponeva di considerare con estrema attenzione
e rispetto per tutti i cittadini che si sarebbero dovuti misurare con un nuovo
modo di fare politica, economia e leggi.
Per
la sua grande abilità politica nel cercare alleati in grado di aiutarlo a
raggiungere i suoi obiettivi fu chiamato “il Tessitore”.