Via Doria (n.25-estratto B)

Un tempo via Andrea Doria era circoscritta al tratto dietro la Casa Parrocchiale, fungendo da raccordo tra via San Bernardino e strada Sarzere. Anticamente, al tempo della villa, faceva corpo unico con la strada Ruata.

Oggi è denominato via Andrea Doria anche il tratto che s'inizia da piazza Cottolengo, tra il monumento ai Caduti e il lato ovest della Casa Parrocchiale.

 

ANDREA   DORIA

(Ammiraglio e  statista;  Oneglia 1466 – Genova 1560)

     Figlio di Ceva, apparteneva ai Doria di Oneglia, cominciò ad avere parte nelle  vicende politiche del suo tempo combattendo in Corsica per i signori di Genova.

Spese gran parte dei suoi primi 50 anni lontano dalla sua città e lontano dal mare. Per molti anni combatté al servizio della Spagna comandando truppe di terra, poi decise di mettersi in mare. Si dimostrò così abile e coraggioso da diventare presto famoso e anche ricchissimo. In poco tempo poté organizzare un’intera flotta da guerra personale ottenendo ingaggi a prezzi altissimi.

Nel 1515 divenne appaltatore di galee per conto del governo di Genova, tornato sotto la protezione della Francia. Non riuscendo a difendere Genova dagli Spagnoli, che se ne impadronirono, passò al servizio di Francesco I, re di Francia.

Successivamente passò al servizio di Clemente VII per tornare, nel 1527, da Francesco I e nello stesso anno riuscì a cacciare gli Spagnoli da Genova, ma, nel 1528, passò al servizio di Carlo V, al quale restò sempre fedele anche perché nessuno poteva pagare più di lui i servigi che egli  e la sua flotta potevano offrire, ottenendo per Genova la piena indipendenza della Repubblica. Divenne Signore a vita della città che mise sotto la protezione della Spagna e spesso ebbe l’onore di ospitare l’imperatore Carlo V ed il suo seguito nel favoloso palazzo detto “del Principe”.

Si racconta che durante i banchetti ufficiali che si consumavano sotto le logge di marmo sospese sulle acque del porto, Andrea Doria invitasse i suoi ospiti a gettare in mare, dopo l’uso, piatti e coppe d’oro e d’argento. Si dice anche che il prudente signore  facesse predisporre una robusta rete in fondo al mare, ben nascosta, in modo da recuperare tutto il vasellame.

Represse varie congiure ma la più nota è quella di Gianluigi Fieschi (1527) che si concluse con la morte del nemico, lo sterminio di tutta la sua famiglia e la confisca dei loro averi.

Andrea Doria seppe conquistarsi l’appoggio di tutti i Genovesi facendo fallire il pro- getto spagnolo di costruire una fortezza e favorendo la riforma della Costituzione del 1528 che era giudicata troppo favorevole ai nobili.

In seguito prese parte alle lotte contro la Francia (1532), contro i Turchi (1538) e contro Algeri (1541) dove salvò la spedizione italiana dal fallimento.

Non ebbe mai nemici interni tanto capaci da mettere in forse il suo prestigio, la sua ricchezza e le sue capacità, ma ebbe un nemico esterno degno della sua grandezza. Si trattava di Kaireddin Barbarossa, un pirata greco–albanese, cristiano rinnegato, al  servizio dei Turchi. I due si combatterono aspramente fino a tarda età.

Il pirata devastava sistematicamente le coste del mar Tirreno e il Doria gli dava la caccia. Col passare del tempo Kaireddin fece carriera diventando grande ammiraglio di tutta l’armata turca.

I due nemici si combatterono per tutta la vita con alterne fortune, ma spesso si ripeté un fatto inspiegabile: quando il Doria riusciva finalmente a mettere in difficoltà il nemico, stranamente allentava la presa consentendogli di fuggire.

I contemporanei accusarono il Doria ed i Genovesi di tradimento, perché tutto sommato le scorrerie dei Turchi danneggiavano Venezia e facevano comodo alla Spagna,  impegnata nei commerci oceanici.

L’ultima impresa vide Andrea Doria  in Corsica dove domò le insurrezioni.

Morì a Genova nel 1560 quando aveva raggiunto la bella età di 94 anni.