ANDREA
DORIA
(Ammiraglio
e statista; Oneglia
1466 – Genova 1560)
Figlio
di Ceva, apparteneva ai Doria di Oneglia, cominciò ad avere
parte nelle vicende politiche del suo tempo combattendo in
Corsica per i signori di Genova.
Spese
gran parte dei suoi primi 50 anni lontano dalla sua città e
lontano dal mare. Per molti anni combatté al servizio della
Spagna comandando truppe di terra, poi decise di mettersi in
mare. Si dimostrò così abile e coraggioso da diventare
presto famoso e anche ricchissimo. In poco tempo poté
organizzare un’intera flotta da guerra personale ottenendo
ingaggi a prezzi altissimi.
Nel
1515 divenne appaltatore di galee per conto del governo di
Genova, tornato sotto la protezione della Francia. Non
riuscendo a difendere Genova dagli Spagnoli, che se ne
impadronirono, passò al servizio di Francesco I, re di
Francia.
Successivamente
passò al servizio di Clemente VII per tornare, nel 1527, da
Francesco I e nello stesso anno riuscì a cacciare gli
Spagnoli da Genova, ma, nel 1528, passò al servizio di Carlo
V, al quale restò sempre fedele anche perché nessuno poteva
pagare più di lui i servigi che egli
e la sua flotta potevano offrire, ottenendo per Genova
la piena indipendenza della Repubblica. Divenne Signore a vita
della città che mise sotto la protezione della Spagna e
spesso ebbe l’onore di ospitare l’imperatore Carlo V ed il
suo seguito nel favoloso palazzo detto “del Principe”.
Si
racconta che durante i banchetti ufficiali che si consumavano
sotto le logge di marmo sospese sulle acque del porto, Andrea
Doria invitasse i suoi ospiti a gettare in mare, dopo l’uso,
piatti e coppe d’oro e d’argento. Si dice anche che il
prudente signore facesse predisporre una robusta rete in
fondo al mare, ben nascosta, in modo da recuperare tutto il
vasellame.
Represse
varie congiure ma la più nota è quella di Gianluigi Fieschi
(1527) che si concluse con la morte del nemico, lo sterminio
di tutta la sua famiglia e la confisca dei loro averi.
Andrea
Doria seppe conquistarsi l’appoggio di tutti i Genovesi
facendo fallire il pro- getto spagnolo di costruire una
fortezza e favorendo la riforma della Costituzione del 1528
che era giudicata troppo favorevole ai nobili.
In
seguito prese parte alle lotte contro la Francia (1532),
contro i Turchi (1538) e contro Algeri (1541) dove salvò la
spedizione italiana dal fallimento.
Non
ebbe mai nemici interni tanto capaci da mettere in forse il
suo prestigio, la sua ricchezza e le sue capacità, ma ebbe un
nemico esterno degno della sua grandezza. Si
trattava di Kaireddin Barbarossa, un pirata greco–albanese,
cristiano rinnegato, al servizio dei Turchi. I due si
combatterono aspramente fino a tarda età.
Il
pirata devastava sistematicamente le coste del mar Tirreno e
il Doria gli dava la caccia. Col passare del tempo Kaireddin
fece carriera diventando grande ammiraglio di tutta l’armata
turca.
I
due nemici si combatterono per tutta la vita con alterne
fortune, ma spesso si ripeté un fatto inspiegabile: quando il
Doria riusciva finalmente a mettere in difficoltà il nemico,
stranamente allentava la presa consentendogli di fuggire.
I
contemporanei accusarono il Doria ed i Genovesi di tradimento,
perché tutto sommato le scorrerie dei Turchi danneggiavano
Venezia e facevano comodo alla Spagna, impegnata nei
commerci oceanici.
L’ultima
impresa vide Andrea Doria
in Corsica dove domò le insurrezioni.
Morì
a Genova nel 1560 quando aveva raggiunto la bella età di 94
anni. |