I suoi primi
libri, i racconti de “I ventitré giorni di Alba” (1952)
dedicato alla guerra partigiana ed il breve romanzo
“La malora” (1954), che ha per centro la miseria e la
disperazione, la fatica del lavoro e la difficoltà nei rapporti
umani dei contadini delle Langhe, uscirono in una collana edita
dalla casa Einaudi a Torino.
Seguirono
“ Un fiume di fuoco”, “Primavera di bellezza” e la saga di
“Il Partigiano Johnny, vasta cronaca della guerra partigiana,
dove la Resistenza assume toni epici.
La
materia prediletta da Fenoglio fu la vita dei contadini delle
Langhe e la guerra partigiana, ma in essa si riscontra
un’indagine sulla violenza vista come "senso unico e
costante dei rapporti umani".
L’indagine
è condotta sul mondo contadino, sulla durezza disumana della
vita, sull’abbrutimento dei sentimenti, sulle sofferenze e le
miserie che conducono all’esplosione violenta , alla follia, al
suicidio oppure alla guerra, rappresentata come tempo
d’eccezione, che consente di registrare i dati estremi della
crudeltà e della violenza.
La
Resistenza è vista come avventura umana ed esistenziale come
prova della dignità dell’uomo, come ricerca della propria verità
interiore.
La
narrazione di Fenoglio è rapida, essenziale, tutta cose ed
azioni, concentrata sulle scene visive, priva di indugi; il
linguaggio è asciutto secco e nervoso, l’uso di termini
dialettali serve a rendere l’impressione di una vita dura e
faticosa.
Scrisse
anche alcune favole per i possibili nipotini ed una è stata
pubblicata postuma dalla figlia nel 1997 con il titolo “La
favola del nonno” ed il
volumetto è stato donato a tutti
i bambini di età scolare di Alba, Langhe e Roero.