ALDO MORO
(UOMO
POLITICO;
MAGLIE /LECCE 1916 - ROMA 1978)
Laureatosi
in giurisprudenza, dal 1939 al 1942 fu presidente della
Federazione Universitaria Cattolica Italiana e,
successivamente, del Movimento Laureati Cattolici.
Deputato
alla Costituente e alla Camera dei Deputati per il partito
Democratico-cristiano, non abbandonò la carriera universitaria
e, nel 1948, assunse la cattedra di diritto penale presso
l’Università di Bari.
Sottosegretario
agli Esteri nel quinto ministero De Gasperi, divenne presidente
del gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana ed espletò
diversi incarichi ministeriali: ministro di Grazia e Giustizia
(1955-1957), ministro della Pubblica Istruzione (1957-1959),
ricoprì la carica di segretario politico della DC dal 1959 al
1962 e, durante questo periodo, diede prova di grande abilità
ed intelligenza politica aprendo il dialogo con i partiti della
sinistra.
Nel
1963 costituì il primo governo di centrosinistra con la
partecipazione del Partito Socialista Italiano.
Le
difficoltà economiche e la resistenza di alcuni compagni di
partito non gli consenti- rono di attuare gli ambiziosi
programmi che si era prefisso.
Dimessosi
nel 1964 ricostruì un nuovo governo di centrosinistra ma con un
programma più modesto che fu costretto a ridimensionare ancora.
Caduto
anche il suo secondo governo, nel 1966 ricevette il terzo
mandato ma i suoi programmi di rinnovamento furono ancora
osteggiati.
Nel
1968 si dimise mentre il crescente disagio del Paese trovava uno
sbocco nella protesta operaia e studentesca..
Nominato
Ministro degli Esteri parve non occuparsi più dei problemi
italiani fino al 1972. Continuò a portare avanti nel suo
partito la propria linea politica e, nel 1971, parve che potesse
essere eletto Presidente della Repubblica ma la sua candidatura
non fu confermata.
Nel
1973 diede un contributo decisivo alla caduta del Governo
Andreotti ed alla costituzione del governo di centrosinistra
presieduto dall’onorevole Mariano Rumor; fu nominato ministro
degli Esteri.
Nel
1974 fu ancora nominato Presidente del Consiglio, carica che
mantenne fini al 1976.
Il
16 marzo 1978 fu improvvisamente rapito in Via Fani, a Roma, dai
terroristi delle Brigate Rosse mentre si recava in Parlamento e,
dopo un drammatico alternarsi di trattative ed incertezze circa
la sua liberazione, fu ritrovato senza vita il 9 maggio nel
centro di Roma nascosto nel baule di un’automobile.
A
vent’anni dalla sua morte non sono ancora stati chiariti i
motivi di questo doloroso avvenimento né sono stati
identificati con certezza i mandanti e gli esecutori.
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