Via Cesare Pavese

(n.39-estratto B)

La via è posta sul lato destro di via Castellero e raggiunge le villette costruite sul terreno che era di proprietà del signor Tommaso Ghiosso; è stata  intitolata nel 1990.

 

CESARE  PAVESE

(Scrittore;  Santo Stefano Belbo 1908 – Torino 1950)

    Proveniva da una famiglia borghese, il padre era cancelliere di tribunale e figlio di contadini; si trasferì in giovane età a Torino dove compì i suoi studi.

Studiò al Liceo Classico Massimo D’Azeglio e trasse giovamento dall'insegnamento di Augusto Monti.

Dalle colline delle Langhe ricavò l’ispirazione per le sue opere ambientate quasi tutte tra quei bricchi e tra la gente  che conosceva bene.

Non amò il provincialismo intellettuale del fascismo e, per alcuni anni, espresse il suo dissenso sulla rivista “Cultura” ma quando, nel 1935, il periodico fu chiuso ed i collaboratori arrestati, fu condannato a tre anni di confino, poi ridotti a uno, che scontò in Calabria.

Esordì con i versi di “Lavorare stanca ” nel 1936  mentre  era  al confine e traduceva  autori anglosassoni; l’opera si caratterizzò per il suo linguaggio innovativo.

Di quegli anni è “il Carcere” pubblicato insieme a “La casa in collina .” Nel 1941 pubblicò "Paesi tuoi" e, nel 1942 "La spiaggia", nel 1946 "Ferie d' ago- sto" e nel 1947 "Il compagno".

Nel 1950 vinse il Premio Strega con “La Bella Estate” e ne “La luna e i falò” racconta  la vita difficile del mondo contadino.

Dopo la morte, avvenuta tragicamente in un albergo di Torino nel 1950, furono pubblicate altre opere: “Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi”, “La letteratura americana ed altri saggi”, “Il mestiere di vivere”, “Notte di festa” e “Fuoco grande”.