Via XXV Aprile (n.12 - estratto A)

Strada laterale  a destra di corso Riddone dopo la parallela via i Divsione Cuneense e raggiunge un piccolo numero di abitazioni.

E’ una strada senza sbocco e solo il passaggio attraverso un cancello privato consente di raggiungere a piedi la vicina via Torino.

L’intitolazione risale al 1990.

 

XXV APRILE

Nel 1943 l’intervento degli alleati inglesi ed americani pose fine alla dittatura di Mussolini. Fu il re a prendere la decisione insieme agli altri esponenti del regime fascista; capo del governo fu nominato il generale Badoglio (25 luglio). Il generale abolì le istituzioni fasciste ma non accettò i principi democratici e vietò la costituzione di qualsiasi partito politico. Assumendo il potere aveva effettuato che la guerra sarebbe continuata ma intanto aveva avviato trattative segrete con il nemico anglo-americano. Fu imposta una resa incondizionata e l’accordo, sancito il 3 settembre, fu diffuso l’otto, ma non nelle forme sperate da Badoglio che, colto di sorpresa e timoroso della reazione tedesca, si rifugiò a Brindisi insieme alla famiglia reale.

La penisola italiana fu divisa in due: il sud era occupato dalle forze anglo-americane che lentamente risalivano verso nord; il centro e il nord erano dominate dai Tedeschi che dal 10 settembre avevano occupato la zona, liberato Mussolini e creato un governo fantoccio.

Il risultato fu di suscitare la guerra civile in Italia; rapidamente si organizzò la resistenza e si verificò lo sbandamento dell’esercito. Si formarono bande partigiane, che alternavano azioni di guerra in pianura e rapidamente rientravano in montagna. La rabbia dei nemici si manifestò in pianura con azioni efferate perpetrate anche contro persone innocenti.

La resistenza, accanto alla guerriglia incessante, mantenne viva l’opposizione alle idee fasciste.

Il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) respinse la collaborazione con il governo Badoglio, che aveva dichiarato guerra alla Germania, deciso ad assicurare agli Italiani la libertà di esprimere il proprio giudizio sull’operato della monarchia.

Il 12 aprile 1944 la situazione politica cambiò e a giugno Vittorio Emanuele III cedette i poteri al figlio Umberto II.

A nord la guerra continuava e le rappresaglie tedesche furono violente e sanguinose, ma anche i partigiani si erano organizzati, avevano trovato capi di prestigio e provata capacità e le loro azioni erano sempre mirate e precise. Gli alleati però non considerarono le brigate partigiane un alleato bensì un corpo di guastatori con il compito di creare azioni di disturbo. Nacquero dei malintesi, si rischiò la rottura del coordinamento partigiano ma si raggiunse un accordo.

Nell’aprile 1945 le forze alleate ripresero l’offensiva contro i Tedeschi ma già a marzo gli operai del nord Italia con un' impressionante catena di scioperi avevano sabotato le produzioni di armi da guerra per il nemico.

Contemporaneamente agli alleati che avanzavano, i partigiani presero in pugno la situazione: Milano e Genova furono liberate, era il 25 Aprile; il giorno dopo toccò a Torino.

I tedeschi si diressero oltre le Alpi, Mussolini fu arrestato e giustiziato; il 29 aprile le truppe tedesche si arresero: l’Italia aveva riconquistato la sua libertà e la sua dignità.