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XXV APRILE
Nel 1943
l’intervento degli alleati inglesi ed americani pose fine alla
dittatura di Mussolini. Fu il re a prendere la decisione insieme
agli altri esponenti del regime fascista; capo del governo fu
nominato il generale Badoglio (25 luglio). Il generale abolì le
istituzioni fasciste ma non accettò i principi democratici e vietò
la costituzione di qualsiasi partito politico. Assumendo il potere
aveva effettuato che la guerra sarebbe continuata ma intanto aveva
avviato trattative segrete con il nemico anglo-americano. Fu
imposta una resa incondizionata e l’accordo, sancito il 3
settembre, fu diffuso l’otto, ma non nelle forme sperate da
Badoglio che, colto di sorpresa e timoroso della reazione tedesca,
si rifugiò a Brindisi insieme alla famiglia reale.
La
penisola italiana fu divisa in due: il sud era occupato dalle
forze anglo-americane che lentamente risalivano verso nord; il
centro e il nord erano dominate dai Tedeschi che dal 10 settembre
avevano occupato la zona, liberato Mussolini e creato un governo
fantoccio.
Il
risultato fu di suscitare la guerra civile in Italia; rapidamente
si organizzò la resistenza e si verificò lo sbandamento
dell’esercito.
Si
formarono bande partigiane, che alternavano azioni di guerra in
pianura e rapidamente rientravano in montagna. La rabbia dei
nemici si manifestò in pianura con azioni efferate perpetrate
anche contro persone innocenti.
La
resistenza, accanto alla guerriglia incessante, mantenne viva
l’opposizione alle idee fasciste.
Il
Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) respinse la collaborazione
con il governo Badoglio, che aveva dichiarato guerra alla
Germania, deciso ad assicurare agli Italiani la libertà di
esprimere il proprio giudizio sull’operato della monarchia.
Il
12 aprile 1944 la situazione politica cambiò e a giugno Vittorio
Emanuele III cedette i poteri al figlio Umberto II.
A
nord la guerra continuava e le rappresaglie tedesche furono
violente e sanguinose, ma anche i partigiani si erano organizzati,
avevano trovato capi di prestigio e provata capacità e le loro
azioni erano sempre mirate e precise. Gli alleati però non
considerarono le brigate partigiane un alleato bensì un corpo di
guastatori con il compito di creare azioni di disturbo. Nacquero
dei malintesi, si rischiò la rottura del coordinamento partigiano
ma si raggiunse un accordo.
Nell’aprile
1945 le forze alleate ripresero l’offensiva contro i Tedeschi ma
già a marzo gli operai del nord Italia con un' impressionante
catena di scioperi avevano sabotato le produzioni di armi da
guerra per il nemico.
Contemporaneamente
agli alleati che avanzavano, i partigiani presero in pugno la
situazione: Milano e Genova furono liberate, era il 25 Aprile; il
giorno dopo toccò a Torino.
I
tedeschi si diressero oltre le Alpi, Mussolini fu arrestato e
giustiziato; il 29 aprile le truppe tedesche si arresero:
l’Italia aveva riconquistato la sua libertà e la sua dignità. |